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Tessuti bruciati nel rogo Arpat ordina di smaltirli
Perignano: nessun problema ambientale dall’incendio nel capannone Ma l’agenzia e il Comune vogliono una relazione tecnica sullo stato dei luoghi
PERIGNANO. Obbligo di smaltire adeguatamente il materiale tessile bruciato nell’incendio al capannone di Perignano dello scorso 30 maggio (con relativa documentazione) e produzione di un’adeguata relazione tecnica dello stato dell’edificio industriale e dell’impatto sull’ambiente sia all’Agenzia regionale per l’ambiente della Toscana (Arpat) che al Comune. Sono queste le prescrizioni imposte dai due enti alla Project 27, la società con sede a Chiusdino, in provincia di Siena, proprietaria del magazzino andato a fuoco a Perignano e che si occupa di import-export di tessuti.
Nella nota inviata dall’Arpat si legge che, l’agenzia «ha inviato una nota al Comune di Casciana Terme-Lari con la richiesta dell'emissione di un provvedimento ordinativo, a carico del detentore della merce». Da qui il provvedimento per lo smaltimento dei materiali non più utilizzabili «attraverso una ditta specializzata in smaltimento di rifiuti». Ma anche «un elaborato tecnico descrittivo dello stato dei luoghi e degli eventuali impatti sull’ambiente circostante provocati dall'incidente come acque per lo spegnimento incendio, della quantità e natura dei rifiuti, oltre alla proposta della loro destinazione. A conclusione di tutte le operazioni, dovranno altresì fornire la documentazione completa attestante l'avvenuto smaltimento dei rifiuti», come si legge nel comunicato di Arpat.
La ricostruzione dell’incendio parla di «personale tecnico del dipartimento Arpat di Pisa che, percorrendo la FiPiLi, all’altezza di Ponsacco, ha avvistato una grossa nube di fumo nero che si alzava dalla zona industriale di Perignano e che si disperdeva sospinta dal forte vento di libeccio interessando anche le case sotto vento» Dalla verifica è emerso che «era in atto un grosso incendio all'interno di un capannone industriale ed erano da poco iniziate le operazioni di spegnimento a cura del personale dei vigili del fuoco. Il capannone era chiuso e inattivo e non c’erano lavoratori. Per questo i lavoratori dell'officina adiacente si sono accorti dell'incendio soltanto quando i fumi hanno iniziato a penetrare nel loro ambiente di lavoro». Il personale Arpat, però, ha riscontrato«nell'immediatezza non c’erano problematiche di tipo ambientale da dover verificare»
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