Il dolore
Il sindaco: «Per Ponsacco è come un colpo al cuore»
PONSACCO. «È un colpo al cuore di Ponsacco, ma possiamo lavorare per trovare nuove soluzioni». Questo il commento della sindaca, Francesca Brogi, dopo la notizia della chiusura della Mostra del...
PONSACCO. «È un colpo al cuore di Ponsacco, ma possiamo lavorare per trovare nuove soluzioni».
Questo il commento della sindaca, Francesca Brogi, dopo la notizia della chiusura della Mostra del Mobilio, almeno per come l’abbiamo vista fino a oggi. Dei sette piani più l’attico rimarrà solo il piano terra in cui ci sono alcune attività commerciali, una sala riunione , soprattutto, l’auditorium. E proprio quest’ultimo sembra poter essere all’origine di un minimo di ottimismo da parte dell’amministrazione comunale per il futuro del grattacielo. «Lasciare aperto l’auditorium potrebbe darci ancora la possibilità di lavorare sui progetti che avevamo proposto alcuni mesi fa - dice ancora Brogi - quando cercavamo una soluzione per non far chiudere la mostra».
Sull’area convegni, infatti, ci sarebbero state un bel po’ di manifestazioni d’interesse da parte di enti esterni alla proprietà della Mostra del Mobilio. «Da qui potremmo ripartire per vedere se ci sono le condizioni per la realizzazione di parte dei progetti a cui avevamo pensato tempo fa - riprende la sindaca - Credo che l’housing sociale, una mostra per piccole aziende, spazi per la formazione e la comunicazione credo siano ancora realizzabili. E a questa eventualità i soci della Mostra non hanno detto di no a prescindere. Semmai, servirà capire a quali condizioni si può favorire un intervento di altri privati, ma è nostra intenzione provare a non far morire del tutto questo stabile, che è stato il simbolo di Ponsacco per tantissimi anni».
Di sicuro, però, questo capitolo non è ancora chiuso, anche perché, come ammette Brogi, «la vicenda deve ancora essere chiarita del tutto e occorreranno altri incontri per comprendere le intenzioni della proprietà».
La chiusura, comunque, è confermata: «Alcuni soci hanno deciso di non pagare più le quote e senza il loro apporto non è pensabile di raggiungere il pareggio di bilancio, anche limitando l’accesso al pubblico a pochi piani. Da qui la decisione di chiudere».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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