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Stabilimento ex Icla, i cittadini attaccano il Comune

PONTE A EGOLA. È ancora una volta la situazione dell'ex Icla ad infiammare il dibattito alla consulta di Ponte a Egola. Un botta e risposta con i cittadini, spaventati da un lato dai potenziali...

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PONTE A EGOLA. È ancora una volta la situazione dell'ex Icla ad infiammare il dibattito alla consulta di Ponte a Egola. Un botta e risposta con i cittadini, spaventati da un lato dai potenziali rischi in caso di incidente, ma dall'altro per nulla rassicurati dall'accordo sottoscritto con il Comune per il trasferimento nel 2018. È stato questo uno dei temi toccati nell'affollata consulta di frazione riunita lunedì, alla presenza del sindaco Vittorio Gabbanini insieme agli assessori Marzia Fattori, David Spalletti e Gianluca Bertini. Ad aprire la discussione l'intervento di una ragazza residente in via Nazario Sauro, vicino allo stabilimento che oggi ospita le lavorazioni della M3.

«Non c'è mai stata prevenzione - ha esordito la giovane -. Solo adesso è stato inviato un opuscolo alle famiglie scritto anche in modo molto tecnico. Eppure all'interno dell'azienda si trovano tonnellate di materiale che ci espongono al rischio di possibili inalazioni tossiche. Come faccio a lasciar correre? Fino ad oggi non è mai stata fatta una simulazione di emergenza: se suona l'allarme dell'ex Icla, non c'è nessuno che sappia riconoscerlo. Senza dimenticare il problema dell'amianto: chi ci assicura che la bonifica verrà fatta se l'attività se ne andrà?».

Il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, facendo riferimento proprio all'opuscolo distribuito tra i residenti, ha ricordato che «l'area pericolosa, quella cosiddetta "di impatto", è limitata entro il perimetro stesso dell'azienda, mentre nella zona colorata in giallo i cittadini devono solo limitarsi a restare chiusi in casa fino al termine dell'emergenza». Parole che hanno scatenato commenti indispettiti dall'assemblea: «In caso d'incidente - ha detto un uomo - non è possibile pensare di racchiudere una nube tossica in un cerchio disegnato col compasso». Da qui le proteste contro l'iter che nel 2012 permise alla nuova M3 di subentrare nello stabilimento ex Icla.

«Il Comune non c'entra niente - ha ribattuto il sindaco -: è la Regione che ha dato il permesso di riaprire sulla base del parere dell'Asl, dell'Arpat e degli altri organi competenti. Il sindaco ha solo preso atto di ciò che è stato detto dagli organi superiori. Piuttosto, siamo stati i primi a distribuire un opuscolo informativo alle famiglie».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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