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Pontedera

Geofor, via al cantiere per il nuovo impianto

Geofor, via al cantiere per il nuovo impianto

In dirittura d’arrivo il progetto da 18 milioni per l’organico

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PONTEDERA. Il comitato “No Biogas” lo chiama gassificatore. Il presidente di Geofor, Paolo Marconcini, lo definisce impianto anaerobico a umido. Nomi diversi (e punti di vista) per una struttura che servirà al trattamento dei rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata. La realizzazione dell’impianto è in gestazione da anni e sembra ormai in dirittura d’arrivo. La società conta di mettere la prima pietra nell’autunno prossimo e di ultimarlo in diciotto mesi.

Prima del traguardo, però, c’è da ottemperare a una serie di prescrizioni imposte dagli enti partecipanti alla conferenza dei servizi regionale in fatto di qualità dell’aria e del terreno con il Comune di Pontedera che ha chiesto garanzie sulle tanto discusse maleodoranze che l’attuale e obsoleto impianto per l’organico non riesce a trattenere, rendendo un inferno molte giornate nei paesi vicini alla discarica di Gello. «Abbiamo sessanta giorni di tempo per rispondere alle prescrizioni - dice Marconcini - e per la totale chiusura del ciclo produttivo dell’impianto, proprio per evitare i cattivi odori».

Controlli ambientali. Il presidente di Geofor non risponde direttamente alla lettera inviata dal comitato No biogas in cui si parla anche della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) da cui l’autorizzazione originaria dell’impianto, risalente al 2011, non è passata. «Non era necessaria - riprende Marconcini - perché, di fatto, si trattava di un ampliamento dell’impianto già esistente. Ma in questo momento stiamo sottoponendo la documentazione del progetto all’Autorizzazione integrata ambientale, che ingloba la Via con regole ancora più severe».

La capacità e il raddoppio. Un altro aspetto della polemica indiretta è la capacità di trattamento del nuovo impianto. Il comitato lo descrive come «pericoloso» e parla di 44mila tonnellate all’anno di rifiuti autorizzate, aggiungendo che Marconcini vorrebbe «un ulteriore ampliamento fino al doppio, 88mila tonnellate». I numeri sono giusti: 44mila tonnellate saranno la massima portata dell’impianto con la predisposizione per un raddoppio.

Benefici economici. Geofor, attualmente, raccoglie 40mila tonnellate di organico nei territori in cui si occupa della gestione dei rifiuti, trattandone direttamente la metà, mentre le restanti 20mila tonnellate vengono inviate (a costi salati) in altre località, anche del Nord Italia, «dove hanno impianti come quello che vogliamo costruire noi, a dimostrazione del fatto che credo sia meglio averne uno e ottenere noi benefici economici che regalare soldi ad altre regioni. Così saremo in grado di trattare tutto il nostro organico ed escludo ulteriori ampliamenti. L’unica eventualità per il raddoppio sarebbe la mancata realizzazione di uno simile nella piana di Lucca. Ma per quel tempo si sarà già insediato il gestore unico e saranno decisioni che non spetteranno a me».

Costi e appalto. In soldoni, è proprio il caso di dirlo, l’operazione costerà circa 18 milioni di euro, di cui 10 derivanti da un mutuo acceso da Geofor, 4 di contributo pubblico legato alla raccolta differenziata e circa 4 di accantonamenti della stessa società. L’azienda che si occuperà della realizzazione è la Biotec, giunta seconda alla gara per l’appalto, ma incaricata dopo la rinuncia della vincitrice, che opererà in associazione d’impresa con i tedeschi della Bta.

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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