I chimici del cuoio chiedono nuove regole
«Le case di moda impongono limiti eccessivi alla filiera della pelle nell’uso di certe sostanze, servono linee guida più ragionevoli»
SAN MINIATO. L'attenzione è stata concentrata sul tema dei capitolati, in riferimento ai limiti che le case di moda impongono alla filiera della pelle. Limiti che fissano spesso quantitativi e numeri difficilmente applicabili o di complicata interpretazione, finendo per mettere in difficoltà le aziende chiamate a firmare i capitolati.
Da qui il titolo del convegno, "Ci metterei la firma...", organizzato venerdì scorso, nell'auditorium dell’Istituto Cattaneo di San Miniato, dall’Associazione italiana dei chimici del cuoio (Aicc). Un'occasione per fare il punto su un tema che investe l'industria chimica al servizio delle concerie e che ha visto la presenza di esperti del settore e rappresentanti del mondo della moda.
«All'interno dei capitolati si trovano spesso parti difficili da interpretare - spiega Franca Nuti, responsabile Aicc per la Toscana - con limiti rispetto ad alcune sostanze impossibili da applicare. Limiti dettati della sostenibilità ambientale, ma che in realtà sono una sorta di esasperazione senza aggiungere niente alla sostenibilità stessa. Senza contare che non esistono strumenti ufficiali e condivisi per misurare la quantità di queste sostanze allo stesso modo e in ogni parte del mondo, col risultato alla fine di creare limiti fini a se stessi».
Per parlarne, del resto, sono intervenuti al convegno tutti gli attori in campo: da Unic all’Unpac (l'Unione dei produttori ausiliari conciari), passando per Poteco e Aquarno con la presenza in sala anche di alcuni docenti del Sant'Anna. «Rispetto al passato - riprende Nuti - anche le case di moda hanno iniziato a comprendere le osservazioni mosse dalle concerie. La Camera di Commercio della moda, che riunisce 15 brand italiani, ha scelto di condividere linee guida più ragionevoli. In pratica, nessuno mette in dubbio l'importanza di garantire la sostenibilità ambientale, ma tutti i soggetti hanno fatto presente che la richiesta di assenza totale di una determinata sostanza è un concetto che in chimica non esiste, mentre per altri limiti vengono fissati a volte dei numeri che sono inferiori di 10 o 20 volte rispetto al quantitativo della stessa sostanza che possiamo trovare in un frutto. Dal convegno è emersa la necessità di mettersi insieme per affinare metodi e regole».
Un concetto sostenuto anche dal presidente di Assoconciatori, Franco Donati, che ha illustrato il progetto di una nuova certificazione, finalizzata a facilitare il rapporto tra concerie e clienti.
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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