Il Tirreno

Pontedera

La Panda è caduta dal cavalcavia e ha preso fuoco

La Panda è caduta dal cavalcavia e ha preso fuoco

I pompieri hanno spento l’incendio ma non c’era traccia del conducente: le ricerche sono andate avanti a lungo

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FORNACETTE. Tutto faceva pensare al peggio e i familiari, arrivati sul posto poco dopo che l’auto, condotta dal figlio, era finita fuori strada e si era incendiata, ogni minuto che passava cominciavano a vedere gli scenari più tragici. Alle tre della notte la squadra dei distaccamento dei vigili del fuoco di Cascina è intervenuta sull’Arnaccio, al cavalcavia tra questa strada e la Tosco Romagnola, per soccorrere un automobilista che, secondo le testimonianze, poteva essere rimasto intrappolato nell’auto.

Torniamo alla scena. La Panda viaggia ad una certa velocità, secondo quanto dichiarato da un testimone che attiva i soccorsi, convinto che nell’auto ci sia qualcuno intrappolato. L’auto sfonda il guard rail, si ribalta e prende fuoco subito dopo. I pompieri spengono le fiamme e recuperano l’utilitaria che va completamente distrutta. Ma da quel momento inizia una specie di giallo che non chiariscono nemmeno le parole dell’automobilista quando, alcune ore dopo, ricompare a casa. «Non si riesce a trovare il corpo del conducente», spiegano i soccorritori.

Poi arriva il padre del trentenne. Vede l’auto, si mette le mani nei capelli, si dispera. Dov’è il figlio? Difficile trovare una risposta. L’uomo comincia a cercare, pensa che il figlio sia nel campo vicino alla strada. «Sarà stato sbalzato», cerca conferme parlando con i vigili del fuoco e con i carabinieri. Si decide di far intervenire l’unità cinofila dei vigili del fuoco. L’uomo non si tira indietro. Dà indicazioni sulle abitudini del figlio, cerca di mettersi in contatto con gli amici, anche se è un po’ presto per svegliarli. Invia sms che restano senza riposta. Le ricerche non si fermano, vanno avanti per ore.

Sull’auto non ci sono resti mortali dell’uomo, almeno visibili. Per cui il mistero è completo. Anche perché il testimone ha visto la macchina andare a fuoco ma non ha notato nessuno che cercava di mettersi in salvo.

Si fanno mille ipotesi. Nessuno, però, può immaginare che mentre i genitori sono lì che si disperano, mentre sono in corso le ricerche, andate avanti per ore, l’automobilista è già a casa, sano e salvo, per fortuna.

Questa la storia di un intervento di soccorso che si chiude con vigili del fuoco e carabinieri, oltre al personale del 118 che si salutano, per concludere il turno di lavoro.

Bisogna però attendere quasi le dieci di ieri mattina prima che si diffonda la notizia del fatto che non c’è alcuna persona da cercare e che l’auto sequestrata, in vista di ulteriori accertamenti, può essere restituita al proprietario, cioè al padre del trentenne.

Quest’ultimo infatti, mentre tutti lo cercavano, era arrivato a casa sua e, pur non avendo visto nessuno dei familiari che lo aspettava, è entrato nel letto e si è messo a dormire. Insomma, non si è insospettito, non ha trovato strano rincasare e trovarsi all’improvviso da solo.

Così i primi a stentare a credere al positivo colpo di scena e a chiedere notizie sono gli stessi soccorritori che nel frattempo avevano terminato il turno di lavoro.

Ritengono il giovane uomo un vero e proprio miracolato, considerata la dinamica dell’incidente. Anche se l’auto si è incendiata alle tre di notte non è mancato chi si è fermato per capire cosa era successo e chiedere notizie del conducente scomparso per alcune ore.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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