Il Tirreno

Pontedera

È morto Babb, il pittore della Pontedera umile

di Sergio Braccini e Andreas Quirici

Giorgio Dal Canto aveva 82 anni: i suoi quadri hanno un tratto inconfondibile e sono appesi quasi in ogni casa della città. Era stato collaboratore del “Tirreno”

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PONTEDERA. Era il pittore di Pontedera. E dei “pontaderesi”, come amano chiamarsi gli appartenenti alle famiglie storiche della città della Vespa. Il pittore delle facce strane, sghembe, con gli occhi stralunati; tratteggiate con ironia e puntuta precisione. Il cantore degli angoli nascosti della sua città. Dove era nato 82 anni fa e di cui era capace di descrivere ogni sfumatura, ogni personaggio, dal più umile dei lavoratori, al commerciante storico, e ogni evento che ne ha segnato la storia recente e passata. Questo era Giorgio Dal Canto, in arte Babb (soprannome che l’accompagnava dall’adolescenza), deceduto ieri all’ospedale di Cisanello, dove era ricoverato da qualche tempo, dopo essere stato colpito da un ictus.

Un talento “tardivo”, seppur eccelso, quello di Dal Canto, che, di professione faceva il decoratore nell’ex vetreria Pasquinucci, nel centro di Pontedera. Inizia infatti a dipingere all’età di 40 anni. Le incisioni e la grafica sono le sue prime passioni. Dopodiché si concentra sulla pittura a olio e partecipa a decine di mostre, ritagliandosi un posto di rilievo nel panorama artistico toscano. «L’ispirazione dei quadri di Babb arriva da Alberico Morena, di Gubbio, che negli anni Settanta fu protagonista di una mostra proprio a Pontedera», racconta il pittore Leopoldo Terreni. I primi a dargli fiducia furono i proprietari della Saletta “A cinque” di via Roma,dove espone le sue opere, la prima delle quali s’intitola “L’offerta”. Dal Canto diventa anche illustratore per il Tirreno e collabora con altre numerose riviste e manifestazioni. Riconosciuto a livello nazionale come grande talento sotto il profilo tecnico, è attraverso la sua vena satirica che raggiunge la notorietà: dipinge il potere mettendolo a nudo, le contraddizioni della società, la solitudine delle persone. Schierandosi sempre dalla parte dei più deboli. I critici Dino Carlesi e Ilario Luperini tirarono in ballo «l’indignazione contro il potere che schiaccia quelli che non lo possiedono, che nei suoi quadri prendono forma sotto forma dei Bombetta e dei Righe» per descrivere lo spirito libero che animava Dal Canto quando ideava un quadro o una vignetta. Vastissima la produzione, tra cui la mega installazione all’aeroporto di Pisa dal titolo “La bugia. Anche gli elefanti hanno il naso lungo”; la stessa serie di dipinti che approdarono all’edizione numero 54 della Biennale di Venezia, nel 2011. L’anno dopo venne premiato dal Comune di Pontedera e la città lo celebrò con l’esposizione della Vespa da lui rivisitata e con la mostra alla saletta Otello Cirri, sostenuta da Giuseppe Diomelli, con la regia di Alberto Bartalini.

Nel suo studio di via della Repubblica, dove negli ultimi tempi aveva diradato le presenze, e dove era solito recarsi soprattutto al mattino, di buon’ora, rimangono due opere incompiute, due storie bruscamente interrotte, raccontate col tratto inconfondibile che rendeva immediatamente riconoscibile ogni sua opera. Babb mancherà ai tantissimi pontederesi, ma anche a numerosi residenti in provincia, che avevano comprato i suoi quadri esponendoli nelle loro case e mostrandoli agli ospiti con orgoglio. La salma di Giorgio Dal Canto tornerà a Pontedera oggi e sarà esposta alla Pubblica Assistenza. I funerali (che ieri sera non erano ancora stati fissati) dovrebbero svolgersi in forma civile domani.

La redazione del Tirreno porge le più sentite condoglianze alla moglie Adriana Donati e al figlio Marco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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