Proteste
Il Tar salva le poste di Marti e Capanne
Scongiurata la chiusura delle sedi nelle due frazioni Ancora da definire le situazioni di altri uffici in provincia
MONTOPOLI. Ci sono anche le frazioni di Capanne e Marti nel primo gruppo dei 57 uffici postali sulla cui chiusura o riduzione di orario, proposta nel piano di razionalizzazione di Poste Italiane, si sono espressi negativamente i giudici del Tar della Toscana, con una sentenza pubblicata giovedì scorso che dà ragione alle proteste dei comuni capeggiati dall'Anci regionale.
Un salvataggio, quello dei piccoli uffici delle frazioni coinvolte in questo primo gruppo di ricorsi, che segue di poche settimane il verdetto "pilota" del comune di Cinigiano, in provincia di Grosseto. Il ricorso era stato discusso lo scorso 6 aprile e riguardava i comuni di Tavarnelle Val di Pesa, Peccioli, Monteverdi Marittimo, Montecatini Val di Cecina, Zeri, Villafranca in Lunigiana, Vicopisano, Quarrata, Roccalbegna, Scansano, Pistoia, Caprese Michelangelo, Rufina, Terranuova Bracciolini e ovviamente Montopoli.
Fra le motivazioni addotte dai giudici la mancata comunicazione preventiva e l'assenza di una fase di concertazione da parte di Poste Italiane con gli enti locali, in considerazione dell'erogazione di un servizio con "ruolo fondamentale nella coesione sociale ed economica sul territorio", come lo definiscono le norme comunitarie e nazionali. Sospiro di sollievo, dunque, per i residenti nelle zone “graziate” dalla decisione del Tar.
Restano per il momento appese alla speranza le altre situazioni ancora da valutare. I giudici, infatti, devono ancora esprimersi sul secondo gruppo di comuni, fra cui nel Comprensorio del cuoio c'è Corazzano di San Miniato, insieme agli altri comuni della provincia Fauglia (ufficio di Luciana), Terricciola (Soiana), Pontedera (Treggiaia) e Calci (Castelmaggiore). Su questi ultimi la discussione dei giudici del tribunale amministrativo di Firenze è iniziata mercoledì scorso e al momento non si conoscono i tempi per un utleriore pronunciamento. «È un bel colpo che segnamo a favore di un servizio fondamenta per tutti i cittadinim grazie anche all'Anci, l’associazione nazionale dei comuni - dice il primo cittadino. - Un servizio che come amministrazione abbiamo difeso con le unghie e con i denti qui e in Regione, con tutti i mezzi. Questa sentenza ci conferma che i nostri dubbi erano fondati».
Nilo Di Modica
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