Il Tirreno

Pontedera

Muore neonato, era stato appena dimesso dall’ospedale

di Mario Neri
Muore neonato, era stato appena dimesso dall’ospedale

Ha perso conoscenza mentre prendeva il latte dal biberon Aveva 3 mesi e mezzo, nato prematuro. Disposta l’autopsia

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PISA. Per tre mesi e mezzo ha lottato come un leone, Diego. Per un po’ si era lasciato inventare, ancora leggero, troppo piccolo per venire al mondo, ma poi si era preso tutto. Un terremoto in grembo a mamma Fiammetta, ma troppo presto, troppo in fretta. Il parto, col cesareo, era stato un volo senza paracadute, ma necessario, c’era il rischio di gravi complicazioni. Ventinove settimane, quasi sette mesi, il primo sguardo al mondo ad appena 760 grammi di peso. Anche fra i prematuri un record, soprattutto per le lancette della bilancia spostate così indietro.

Ma giorno dopo giorno erano riusciti a tenerlo in vita. Per tre mesi la mamma, il babbo e i medici della Neonatologia del Santa Chiara l’avevano accudito e curato. Prima l’incubatrice e poi piano piano i segnali di ripresa. Acquistava peso, forza, i polmoni, le braccia crescevano. Migliorava. Ce l’aveva fatta Diego. Fra mille difficoltà, ma avrebbe potuto vivere, sembrava fuori pericolo. Finalmente i confini si erano spostati un po’ più in là della paura. Mercoledì pomeriggio il suo primo sguardo sul mondo, addio corsie, le dimissioni dalla terapia intensiva e l’arrivo nella casa di Collesalvetti. Gli avevano messo anche la cravattina per festeggiarlo. Ieri mattina Diego invece è soffocato. L’ambulanza arrivata da Vicarello ha svegliato tutto il vicinato. Quando sono entrati i sanitari del 118, alle 7.40, il suo cuore aveva già smesso di battere. «Stava prendendo il latte col biberon, deve essergli andato di traverso. Ha perso conoscenza, vi prego fate qualcosa», hanno detto i genitori, una coppia residente a Fauglia ma che da un anno si è trasferita nel livornese. «Vederlo li, sul tavolo, col corpicino immobile, non respirava, non me lo dimenticherò mai», dice una vicina sotto choc. Hanno provato di tutto. Inutile anche la corsa a Cisanello. Ci hanno provato anche i medici del pronto soccorso pediatrico a rianimarlo, per mezzora. Il massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca, il defibrillatore, perfino un’iniezione di adrenalina. Niente.

È morto il giorno dopo essere stato dimesso. «Le sue condizioni generali erano migliorate, tanto da poterlo dimettere in sicurezza e in accordo con la pediatra e i genitori», scrive nel comunicato ufficiale l’Azienda ospedaliera e universitaria di Pisa. «Se avesse manifestato il benché minimo segnale di poter essere in pericolo, non lo avremmo mai mandato via - dice il professor Antonio Boldrini, primario della Neonatologia - Era un bambino molto fragile, alcuni apparati, come i polmoni erano un po’ immaturi, ma respirava da solo, si alimentava e cresceva. Si era irrobustito e aveva preso peso, era arrivato a 2 chili e 600 grammi, era migliorato molto. I genitori erano felici, dopo tre mesi tornavano a casa. La mamma era diventata bravissima anche nell’alimentarlo».

Certo, per Diego la vita sarebbe stata in salita. Oltre ad essere nato prematuro, aveva alcune malformazioni congenite: una cardiaca, che si era rimarginata, e alcune piccole anomalie fra cui una palatoschisi, una patologia del palato. Tutte insieme avevano creato qualche sospetto, soprattutto per la possibile presenza di una sindrome ereditaria. Per questo i medici della Neonatologia aspettavano i risultati di alcune analisi genetiche. In ogni caso, anche se il piccolo ne fosse stato affetto, nessuna di quelle attribuibili a una sintomatologia di quel tipo gli avrebbe provocato la morte. Proprio la palatoschisi, ad esempio, lo faceva deglutire con difficoltà. «È stata disposta una autopsia per capire cosa abbia causato la morte - continua Boldrini - E fino ad allora sarà difficile potersi esprimere, ma, ripeto, poteva essere dimesso. Se, come pare, stava prendendo il latte, non è escluso che l’aver inalato il liquido abbia scatenato un riflesso vagale che ha provocato l’arresto cardiaco, soprattutto in un neonato così fragile».

La Neonatologia di Pisa vive un momento difficile, ma per ora il Centro di gestione del rischio clinico e della sicurezza sanitaria della Regione non ha registrato la morte del bimbo come un «evento sentinella». Nessun alert, dunque, e nessuna indagine interna. Il reparto è uno dei migliori d’Italia, con il tasso di mortalità infantile più basso insieme a Careggi e Siena e alle strutture di Lombardia e Friuli. «Anche per noi è un colpo duro, quando un neonato muore è sempre un insuccesso, un trauma - continua il professore - Tutto lo staff lo aveva accudito con amore e dedizione. Per questo ci uniamo al dolore dei genitori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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