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Demetra, la birra a chilometri zero

Demetra, la birra a chilometri zero

È quella realizzata dall’Opificio di Crespina, l’unica in Toscana con tutte le materie prime autoprodotte

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CRESPINA. Demetra e sai (davvero) cosa bevi. Il suo “papà”, il mastro birraio Fabrizio Di Rado, intraprendente creatore dell'Opificio Birrario, la chiama «la birra delle larghe intese». Nel senso che «il birrificio è nel comune di Crespina, i terreni agricoli invece in quello di Lorenzana. La fusione amministrativa Crespina-Lorenzana trova qui la sua perfetta sintesi alcolica».

Ma Demetra è anche la birra dei record: in Toscana, è l'unica ad esser realizzata col 100% di materie prime - cereali, malti, luppoli - autoprodotte. E a coltivarle, raccoglierle, selezionarle in loco ci pensa lui, Fabrizio, che infatti si definisce anche «l'uomo del campo». Dice che qui, tra Lorenzana e Crespina si è realizzato «l'obiettivo del km zero. La maggior parte dei birrifici, anche artigianali, acquistano gran parte della materia prima. Quelli industriali la acquistano al 100%. Demetra è l'esatto opposto di quest'ultimo caso: zero materie prime acquistate all'esterno».

«Sposare questa filosofia produttiva non è di certo una scelta economica. Tanto lavoro a mano: non abbiamo macchinari invece presenti in zone più vocate alla produzione birraria - dice - la raccolta dei fiori di luppolo, interamente manuale. Ma a muovere tutto è la passione. Il sogno di poter offrire al cliente una birra interamente autoprodotta. Il luppoleto, circa 200 piante, è a poche centinaia di metri dal laboratorio. È attivo da circa cinque anni. Abbiamo due varietà, un luppolo Perle, proveniente dal Nord Europa, che si usa sia per dare amaro che aroma alle birre, mentre l'altro è una varietà americana, Cascade, dai profumi intensi, molto aromatico. E "Demetra" è il primo traguardo vero: da qui, abbiamo voltato pagina».

Nel 2015, il lancio della prima annata: «La soddisfazione, al palato, è stata tanta. Incoraggianti i riscontri. Siamo contenti. La strada è quella giusta». Originario di Fauglia, con alle spalle esperienze professionali in settori del tutto diversi, Di Rado ha iniziato a coltivare la passione per la birra tra le mura domestiche. Dagli esperimenti in garage (2006) all'apertura dell'Opificio Birrario (2012), il passaggio è stato costante e inarrestabile. E scandito da nomi di civette, creature affascinanti per le quali Di Rado ha un debole: «Le considero le mascotte dell'Opificio».

Andrea Lanini

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