Finanza
Piccoli gruppi, ecco il modello Santa Croce
Nel comprensorio del Cuoio i richiedenti asilo sono stati coinvolti in attività e progetti di formazione
SANTA CROCE. Il modello di riferimento è quello dell'inserimento in piccoli gruppi. Poche unità, suddivise in appartamenti e immobili all’interno del contesto urbano dei paesi, in modo da evitare il rischio della ghettizzazione e garantire al tempo stesso un certo livello di contatto con la comunità ospitante. Il tutto nella convinzione che un eccesso di concentrazione sia controproducente prima di tutto per gli stessi stranieri. È questa la strategia adottata nel Valdarno per affrontare l'accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo. Un modello di accoglienza diffusa che conta 121 stranieri.
Questa la cifra complessiva diramata all'inizio dell'anno, anche se dalla Società della Salute ci spiegano i numeri non hanno subito scostamenti negli ultimi mesi, «perché non abbiamo avuto né ragazzi che sono usciti né nuovi ingressi - dicono - dal momento che non abbiamo più posti disponibili». Numerose le strutture che li ospitano, distribuite soprattutto fra appartamenti e immobili legati a Caritas e parrocchie o messe a disposizione dai privati, ai quali si aggiungono il Centro di ospitalità notturna di Santa Croce e i locali Asl in piazza XX Settembre a San Miniato, di fronte all'ospedale Degli Infermi. Fino ad alcuni mesi una ventina erano alloggiati al convento di San Romano, poi distribuiti in alcuni appartamenti sempre nel comune di Montopoli. Nigeria, Mali e Costa d'Avorio sono i principali paesi di provenienza, ai quali ultimamente si sono aggiunti anche il Pakistan e i paesi dal Corno d'Africa. Il comune che attualmente ne ospita di più è quello di Santa Croce sull’Arno (37), seguito dai 36 di Montopoli, dai 26 di Castelfranco e dai 22 di San Miniato.
A gestire l'accoglienza sono 4 soggetti: la Società della Salute, la Misericordia di Empoli (per i 16 migranti ospitati in piazza XX Settembre a San Miniato), la cooperativa La Pietra d'Angolo e il centro Sprar.
I profughi sono coinvolti in una serie di progetti di attività e formazione: a Santa Croce, ad esempio, dove alcuni di loro affiancano i volontari della Pubblica Assistenza e dell'Auser. Un altro gruppo è impegnato in attività agricole e corsi di cucito gestiti dalla cooperativa Lo Spigolo; 5 di loro stanno frequentando la scuola media serale, mentre altri 6 dello Sprar hanno partecipato ai percorsi formativi per saldatori e potatori.
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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