La manifestazione
«Minacce a un delegato, ma Piaggio tacque»
Due pesi e due misure. È quanto pensa Marcello Casati (nella foto) dell’atteggiamento della Piaggio analizzando i provvedimenti disciplinari inflitti alle due operaie per le offese su Facebook...
Due pesi e due misure. È quanto pensa Marcello Casati (nella foto) dell’atteggiamento della Piaggio analizzando i provvedimenti disciplinari inflitti alle due operaie per le offese su Facebook indirizzate al presidente Colaninno e al premier Matteo Renzi. Casati è un sindacalista di lungo corso e per tantissimo tempo ha guidato la Uilm provinciale. «Ebbene - dice - voglio raccontare cosa è accaduto alcuni anni fa, sempre in Piaggio. Su Facebook, indirizzato a un delegato del mio sindacato, apparve un post in cui si diceva che bisognava sparare alle gambe di questo sindacalista e che si poteva pagare qualcuno per farlo. Una frase pesantissima. Ecco, a quel punto mi rivolgo all’azienda e segnalo quanto è accaduto, pensando che la Piaggio avrebbe avuto tutto il diritto e il dovere di intervenire. Mi fu risposto che avrei dovuto lasciar perdere, che Facebook non era cosa da prendere sul serio. E la vicenda finì lì. Secondo me, ingiustamente in quanto l’ordinamento giuridico fissa norme precise che regolano i rapporti tra lavoratori e azienda e tra gli stessi lavoratori». Finora Casati non aveva mai reso pubblico questo episodio. Ha deciso di farlo dopo che “Il Tirreno” lo ha chiamato per chiedergli una dichiarazione in merito alla vicenda delle due operaie. «Ecco - prosegue l’ex leader dei metalmeccanici Uil - la Piaggio non può pensare di punire in questo modo due lavoratrici, sebbene queste abbiano pronunciato frasi gravi contro il presidente Colaninno e il premier Renzi, e poi lasciar correre una minaccia di morte contro un delegato sindacale. La nostra Costituzione, voglio ricordarlo, è chiara: siamo tutti uguali di fronte alla legge».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
