Il Tirreno

Pontedera

«Pensavo d’avere colpito un cinghiale»

di Sabrina Chiellini
«Pensavo d’avere colpito un cinghiale»

Il quarantenne accusato di omicidio colposo è stato sentito a lungo dai carabinieri in caserma

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RIPARBELLA. «Pensavo di avere colpito il cinghiale a cui avevamo sparato poco prima, invece era il mio amico».

Grande la disperazione di Bruno Marrocu, 41 anni, nato in provincia di Nuoro e residente a Riparbella, il quale durante un battuta di caccia di frodo al cinghiale, mentre pioveva a dirotto, ha ucciso l’operaio che insieme a lui si era recato nel bosco in località Le Tegole.

I due c’erano andati per catturare i cinghiali, anche se siamo in un periodo in cui vige il divieto di caccia.

Ieri mattina Marrocu, che è stato indagato in stato di libertà per il reato di omicidio colposo, è stato sentito a lungo in caserma alla presenza del suo avvocato. L’uomo ha confermato quella che era stata la prima ricostruzione della tragedia, avvenuta la sera prima.

I due amici avevano deciso di andare a sparare ai cinghiali. Non era la prima volta, stando a quanto è emerso dalle prime indagini.

Ma l’altra notte ai due non hanno avuto quell’intesa che è necessaria a scongiurare drammi come quello costato la vita al cacciatore originario di Sassari.

Così l’indagato ha esploso dal suo fucile, una doppietta di calibro 12, due scariche di pallettoni che hanno tramortito e poi uciso l’amico.

«Poco prima avevamo inseguito e sparato insieme ad un cinghiale – questa in sintesi la versione che è stata fornita dall’indagato – ma non eravamo sicuri di averlo ucciso. Ho sentito qualcosa che si muoveva nella vegetazione e ho sparato. Quando ho capito cosa era successo ho chiamato i soccorsi, il 118».

Dopo il dramma i carabinieri - si tratta di una procedura dovuta in queste circostanze - hanno cercato di capire se il cacciatore che ha sparato possiede altre armi.

Così gli sono stati ritirati, si tratta di una misura che viene adottata per precazione, anche le altre armi da lui regolarmente detenute e denunciate, una pistola semiautomatica e undici fucili.

Quella della caccia del resto è una grande passione dell’uomo, rimasto coinvolto nel grave incidente costato la vita Giovanni Antonio Giobbe, originario di Nule.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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