La manifestazione
Ex operaio Smith si reinventa barista
«La mobilità è vicina alla scadenza e io faccio il volontario al chiosco del parco Fiumi per imparare un mestiere»
VOLTERRA. Rimettersi in gioco, reinventarsi di sana pianta e contribuire alla rinascita di un'attività in un luogo splendido. Nella storia di Andrea Marmelli e di Iperborea c'è tutto questo. È la storia di un trentenne ex operaio metalmeccanico alla Smith Bits di Saline di Volterra, finito nel gruppo dei 114 esuberi e che si mette a fare il volontario per l'associazione che gestirà il chiosco al parco Fiumi di Volterra. Un bar che riprende l'attività dopo cinque anni di stop.
«Per ora imparo un mestiere e cerco di guardare avanti - racconta Andrea - Ad agosto mi scade la mobilità e non posso aspettare che la manna dal cielo».
Marmelli farà il volontario per la Etruria Media, l'associazione di cui è presidente Elisabetta Cavicchioli e vice Marco Costanzi, che gestirà il chiosco chiamato Iperborea per quattro anni. Un bar in un luogo storico e molto frequentato, con l'aggiunta di una terrazza panoramica sulla Valdicecina. «La nostra è un'attività che punta a valorizzare il territorio di Volterra - dice Cavicchioli - Abbiamo fatto un po' di iniziative negli anni scorsi, ma ora abbiamo questa opportunità che ci permette di vivere un luogo meraviglioso». Marmelli avrà rimborsi spesa per il suo lavoro a Iperborea, ma non è tanto questo il punto focale della storia. «Andrea è un gran lavoratore - sottolinea Costanzi - Sì vede che ha voglia di fare . E di ricominciare«.
Il trentenne ex metalmeccanico, che proprio subito dopo la triste fine della vertenza della Smith Bits, conclusasi con la forte riduzione di personale, aveva sposato Adelaide, coronando un grande sogno d'amore malgrado le grosse difficoltà, ha scelto di provare una strada diversa rispetto a quanto fatto fino a un anno fa.
«La situazione in questo territorio non è semplice per chi perde il lavoro - sottolinea - Noi usciti dalla Smith stiamo aspettando un'opportunità che ci era stata prospettata durante quei giorni di lotta dalle istituzioni. Sappiamo che il percorso non è semplice e che creare le giuste condizioni non è un percorso rapido. Il problema è che, al momento, oltre alla mobilità, ai lavori di pubblica utilità e a qualche sporadica offerta di lavoro di cui hanno potuto usufruire davvero in pochi, di soluzioni concrete non ne abbiamo viste. Ed è logico che uno come me, invece di rimanere in casa a far salire la rabbia, cerchi di fare qualcosa che lo impegni a livello fisico e mentale e che, magari, possa diventare un mestiere per il futuro. Ringrazio chi ha dato questa opportunità».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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