Il Tirreno

Pontedera

Le mansarde vendute come case continuano a essere un problema

di Sabrina Chiellini

Un’acquirente rimasta coinvolta negli abusi edilizi commessi dal consigliere comunale e imprenditore Alberto Rocchi chiede al Comune di intervenire per risolvere la controversia

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di Sabrina Chiellini

CASCINA

Il grande pasticcio conseguente agli abusi edilizi commessi dalle società Ansa dell’Arno srl e Società immobiliare Cascina Srl che fanno riferimento al consigliere comunale, Alberto Rocchi, continua a pesare sulle tasche delle famiglie che hanno acquistato case dall’imprenditore travolto poi dalla crisi economica delle sue aziende e da guai giudiziari.

Gli interventi realizzati da Rocchi a Badia, in via San Donato, sono risultati non conformi allo strumento urbanistico. Ma i proprietari lo hanno scoperto dopo che avevano acquistato mansarde vendute come se fossero case e quando il Comune ha cominciato a rendersi conto che i sottotetti erano usati come abitazioni. Da anni - ci sono 89 ordinanze emesse a partire da giugno 2010 - è stato aperto l’iter che doveva portare a sanare le irregolarità sia applicando ingenti sanzioni (ai cittadini sono state chieste sanzioni per oltre due milioni di euro), sia ordinando il ripristino delle opere in base a quanto dichiarato nei progetti. I locali sottotetto, che vengono abitati, spesso non hanno i requisiti sanitari previsti dalla legge: hanno servizi igienici e cucine anche quando non dovrebbero averli. Molti cittadini hanno presentato un ricorso al Tar contro le ordinanze e il tribunale amministrativo non ha mai concesso la sospensiva ritenendo che non ci fosse una situazione di pericolo. A distanza di sei anni molte situazioni restano aperte, come racconta una delle cittadine che è rimasta coinvolta, suo malgrado, in questa vicenda. «Oltre ad essere stata raggirata – dice Graziella Puccioni, che abita in via San Donato – mi ritrovo a dover pagare elevate spese legali per mandare avanti il ricorso al Tar in quanto i calcoli effettuati inizialmente dagli uffici comunali dovevano essere rivisti ma ancora questo non è stato fatto dai tecnici comunali e il ricorso rischiava di decadere». Nel frattempo, come scrivono i tecnici Sabina Testi e Massimiliano Vannini, in un’informativa al sindaco e alla giunta, ci sono pratiche edilizie che sono state sequestrate dalla Procura per procedimenti penali in corso. Ora Graziella Puccioni sollecita il Comune a fare la sua parte, ad intervenire per mettere fine ad alcune situazioni che si stanno verificando nei sottotetti pertinenti alla sua abitazione, in via San Donato. «Tutti sanno che questi sottotetti sono usati come abitazioni e non come magazzini o locali di sgombero ma nessuno interviene. Non so quante volte ho chiesto l’intervento della polizia municipale». Uno degli ultimi interventi risale al febbraio scorso. «Ho scritto al Comune per saperne di più – racconta la pensionata – anche perché il Comune stesso ha scritto ordinanze in cui diffida a usare questi locali a fini abitativi. Ma poi, oltre alle lettere scritte, nella pratica non cambia molto. Comincio ad essere preoccupata anche per la mia sicurezza. «Ci dice che in questi sottotetti siano osservate tutte le norme di sicurezza previste dalla legge?». Dopo la lettera scritta dalla pensionata c’è stata una risposta sibillina da parte della responsabile della macrostruttura tecnica, che non ha chiarito le idee alla cittadina. In sostanza, il Comune risponde che la questione è «costantemente attenzionata» e fa riferimento anche a un esposto di carattere penale. «Sono state messe in atto tutte le procedure e gli accertamenti necessari le cui risultanze possono essere verificate con l’accesso agli atti», spiega il Comune. «Sarà anche il modo corretto di rispondere – osserva la pensionata che ha oltre 70 anni – ma dovrete ammettere che non è di facile comprensione. Che devo pensare? Di parole ne abbiamo sentite molte ma poi in più di cinque anni tutto è rimasto uguale. C’è chi cerca anche di vendere questi immobili per togliersi dai problemi. Senza contare che tutti abbiamo scoperto solo dopo l’acquisto che gli immobili non erano in regola e ci troviamo a pagare per abusi che non abbiamo commesso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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