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L'amica di Jalal: "Lui postava messaggi di pace, non ha mai inneggiato all’Isis"

L'amica di Jalal: "Lui postava messaggi di pace, non ha mai inneggiato all’Isis"

A Pisa nuova udienza del processo a carico di un giovane di Ponsacco accusato di istigare alla guerra santa

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PONSACCO. "Jalal ha sempre postato messaggi di pace, lui non farebbe del male ha nessuno. Lo giuro. E' vittima di un'ingiustizia".

Lo ha detto Imane, amica diciannovenne di Jalala El Hanaoui, il marocchino di 26 anni arrestato l'estate scorsa con l'accusa di istigare alla jihad attraverso il suo profilo Facebook, durante l'udienza in cui oggi  stata sentita come testimone. Successivamente un teste dell'accusa ha svelato che uno dei 'gialli' irrisolti dell'indagine relativo a un'utenza telefonica estera mai identificata era intestata a lui.

La ragazza, originaria del Marocco,  cresciuta in Italia vive a Verbania e con l'imputato ha stretto un rapporto di amicizia sui social network e poi telefonico con lunghe conversazioni per mesi quasi tutte incentrate sulla religione musulmana. Oggi i due giovani si sono visti per la prima volta.

"Ha detto alla madre - ha commentato in lacrime al termine dell'udienza - che era dispiaciuto di avermi visto in questa situazione triste. La prima volta con me se la immaginava diversa".

Incalzata dal pm, Angela Pietroiusti, Imane, vestita in abiti tradizionali e con il velo sul capo,  ha riferito sulla sua amicizia con El Hanaoui e ha spiegato "che i suoi post sull'islam erano tutti inneggianti alla pace e alla fratellanza".
 

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di Redazione web