Sicurezza
Pediatra nei guai per la morte di Mikel
Pontedera: la procura ha chiesto l’archiviazione per altri due medici. La famiglia del piccolo che era stato curato all’ospedale Lotti presentò un esposto
PONTEDERA. Sono concluse le indagini per fare luce sulle responsabilità nella morte di un bambino di 4 mesi e mezzo, Mikel Chison, avvenuta dopo un ricovero all’ospedale Lotti di Pontedera. La tragedia risale ai giorni precedenti le feste di Natale 2014 e ora l’inchiesta, affidata al sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni, è giunta alle battute finali individuando la presunta responsabilità di un pediatra del Lotti. Mentre per altri due indagati, una anestesista e un medico che aveva prestato servizio sull’ambulanza che aveva accompagnato il bambino al Meyer di Firenze, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione contro cui l’avvocato della famiglia della vittima ha presentato opposizione.
Il 7 giugno, davanti al Gip del tribunale di Pisa, si deciderà come procedere nei confronti dei due medici per cui il pm chiede l’archiviazione. Il piccolo era stato curato all’ospedale Lotti, ma era morto appena l'ambulanza lo aveva trasportato all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove era stato trasferito su richiesta dei medici del pronto soccorso dell'ospedale di Pontedera. I genitori, una coppia di nigeriani che vivono a Pontedera, subito dopo la tragedia, avevano presentato un esposto alla Procura di Pisa chiedendo di fare luce sulle cause della morte del bambino e sulle eventuali responsabilità. Hanno sempre pensato che il loro figlio fosse morto per le conseguenze di una forte disidratazione trascurata dai medici.
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Dopo l’autopsia il pediatra è stato indagato per omicidio colposo. Le consulenze, affidate al professor Pasquale Di Pietro dell'ospedale Gaslini di Genova e alla dottoressa Maria Elena Filice del Santa Chiara di Pisa, hanno riscontrato e ipotizzato negligenze e imperizie nell'operato del personale medico che aveva visitato il bambino arrivato d'urgenza al pronto soccorso. Gli esami strumentali effettuati, infatti, avevano riscontrato evidenti patologie - che necessitavano di un immediato e possibile intervento - ma che, invece, non sarebbero state prese in debita considerazione. E quando il bambino era stato trasferito all'ospedale pediatrico di Firenze, le sue condizioni erano già compromesse.
Il 5 dicembre 2014, quando era stato ricoverato per la prima volta, il bimbo era stato dimesso dopo alcuni giorni e gli era stato prescritto un esame specialistico al cuore, da effettuare all'ospedale pediatrico di Massa. La visita, sempre secondo il racconto dei genitori, era stata effettuata la mattina del 16 dicembre. Il 17 dicembre la donna aveva portato il figlio per una ulteriore visita di controllo nel reparto di pediatria del Lotti, secondo quanto era stato chiesto dai medici quando il piccolo era stato dimesso dopo il ricovero iniziato il 5 dicembre.
La sera del 17 l'inizio del dramma consumatosi la mattina successiva. La famiglia del bambino, assistita dall'avvocato Massimiliano Calderani di Pontedera in questi mesi, ha avuto più contatti con l'Asl per un eventuale risarcimento del danno e sembra vicino un accordo. Dopo la morte del bambino, anche la madre ha avuto problemi di salute aggravati dal lutto che ha colpito la sua famiglia. In caso di risarcimento i parenti non inizieranno una causa civile contro l’Asl e non si costituiranno parte civile all’eventuale processo penale.
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