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Termoplak licenzia ventitré lavoratori

Giacomo Pelfer
La sede di Termoplak
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La sede di Termoplak

Castelfranco di Sotto: la crisi investe un’azienda conto terzi del settore conciario

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CASTELFRANCO. La situazione del mercato globale ha spinto le grandi firme della moda a rallentare vistosamente, se non addirittura a tirare il freno a mano. Sarebbe questa, secondo Loris Mainardi della Filctem Cgil, l'unica vera ragione del clima di attesa che si respira nel distretto del Cuoio: una situazione di stallo che si traduce in una riduzione di ordinativi e in un mercato del lavoro che alterna alcune "fiammate" a lunghi periodo di calma. Un quando che, secondo, il sindacalista rischia di aggravare la situazione spingendo alcune aziende a gettare la spugna. L'ultimo caso in ordine di tempo è quello che coinvolge la Termoplak di Castelfranco, l'azienda contoterzi del macrolotto industriale che, la scorsa settimana, ha messo in mobilità i propri dipendenti, 23 persone in tutto, per poi procedere alla richiesta di concordato preventivo. Un'altra ventina di persone lasciate a piedi, quindi, alle quali secondo Mainardi potrebbero aggiungersi casi analoghi.

«Nel settore conciario - rivela - ci sono alcune aziende sulle quali teniamo i fari puntati perché non sappiamo cosa faranno. Anche due ditte del calzaturiero, invece, sono a rischio di chiusura imminente. A tutto questo, poi, si aggiunge l'abitudine sempre più frequente di pagare i lavoratori a mesi alterni».
Un quadro negativo, insomma, quello tracciato da Mainardi, per il quale due elementi in particolare fotografano alla perfezione lo stato della situazione: «Alcuni imprenditori - dice - mi hanno raccontato di essersi visti ridurre non solo gli ordinativi, ma addirittura i campionari. Ci sono aziende, poi, a cui le firme hanno inviato una lettera nel mese di marzo, annunciando la chiusura estiva per quattro settimane, quando fino a qualche anno fa erano le stesse firme a chiedere alle concerie di restare sempre aperte».

Un calo di lavoro che sembra dipendere in gran parte dalla situazione internazionale, con la contrazione del mercato cinese e il rallentamento, in generale, di tutti i cosiddetti "brics", unito al clima prodotto dal terrorismo internazionale. «I ricchi del mondo si muovono meno e spendono di meno - riprende Mainardi - e questo incide tantissimo sulle nostre aziende. Il periodo da qui all'estate, con la produzione invernale, dovrebbe essere quello di massima voga, invece si lavora molto meno di quanto ci si sarebbe aspettati: le aziende che lavorano a pieno regime sono pochissime, le altre vivono di alti e bassi». Da qui l'allarme del sindacato, per il quale l'andamento stentato del mercato sta producendo effetti negativi sul piano del lavoro.

«Il ricorso al lavoro interinale è diminuito - sostiene Mainardi -: sicuramente perché c'è meno lavoro, ma forse anche perché si fanno lavorare le persone in altro modo. Penso soprattutto ai voucher, che sono meno onerosi e permettono di pagare anche un po' a nero. È verissimo, come sottolinea la Cna, che si tratta di uno strumento legittimo, ma è anche vero che tutto lascia pensare che i voucher siano usati in modo improprio, non solo fra i terzisti ma anche in qualche conceria. Ad ogni modo, anche usandolo secondo le regole, il voucher resta troppo più vantaggioso di qualunque contratto. Da parte nostra, quindi, siamo particolarmente preoccupati, mentre gli imprenditori, al contrario, appaiono molto più fiduciosi di noi».
 

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