Sicurezza
Legno, ai giovani non piace il mestiere
Il mobilificio Gerini festeggia settant’anni e il titolare fa il punto sullo stato del settore: «Non c’è ricambio generazionale»
PONSACCO. Tutto ha avuto inizio nel 1946. Dopo la seconda guerra mondiale. Aimo Gerini cominciò ad assemblare piccoli oggetti d'arredamento da inserire nelle case ricostruite dopo i bombardamenti. L'attività si svolgeva in spazi piccoli e improvvisati e coinvolgeva molti giovani disoccupati. Qualche anno dopo ad Aimo si unì il fratello Luciano e nel 1953 la lavorazione si spostò in un fondo nel centro di Ponsacco. Oggi l'azienda Gerini, specializzata nel trattamento artigianale di legno pregiato, compie 70 anni.
Le redini della ditta ora sono in mano a Sergio, 66 anni, che dal padre ha imparato tutto. La Gerini col tempo si è fatta conoscere e si è ampliata: la produzione si svolge in un capannone nella zona industriale di Ponsacco, mentre l'esposizione dei prodotti è stata dislocata a Perignano. Il settore del mobile è tra quelli che più di tutti ha sentito della recessione economica, ma ciò che fa più paura a Sergio Gerini non è la crisi: «Manca il ricambio generazionale per gli artigiani del legno. Non ci sono giovani disposti a imparare il mestiere e a fare la gavetta». Il rischio è quello di veder andare in fumo un'intera classe lavorativa, che nonostante le difficoltà economiche, secondo Gerini, ha ancora un jolly da giocarsi: «Innovazione e qualità sono le parole chiave. L'importante è riuscire a ideare soluzioni alternative alla grande distribuzione e realizzarle con materiali di prestigio».
La Gerini è specializzata soprattutto nella lavorazione di ulivo e noce nazionale, oltre che nel restauro di mobili e nella composizione di altri arredi per la casa. Ponendo la massima attenzione ai particolari, cercando di caratterizzare i propri prodotti, come spiega ancora il titolare: «Offriamo un servizio alternativo rispetto ai colossi industriali. Facciamo tutto a mano, curando ogni pezzo nel dettaglio».
Il futuro del mobilificio Gerini passa dalle mani del nipote di Sergio, intenzionato a non far morire una tradizione familiare arrivata al 70esimo compleanno, che nelle prossime settimane verrà festeggiato con una festa in pompa magna: «Ha solo vent’anni, ma viene spesso in fabbrica a darmi una mano e ho l'impressione che il lavoro gli piaccia. Spero che un giorno sia in grado di sostituirmi - dice ancora il proprietario della ditta - e di proseguire con la ditta».
Gli anni dei grandi affari sembrano lontani più che mai, ma non impossibili non da ripetere. Sergio Gerini conclude illustrando la sua ricetta per la ripresa del settore: «È necessario far riavvicinare i giovani al mestiere, portandoli nelle piccole realtà produttive a imparare le varie fasi della lavorazione. Dobbiamo creare una nuova generazione di artigiani, capace di proporre idee nuove e di ridare linfa a un lavoro che rischia di sparire per sempre».
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