Lutto
Truffa del falso carabiniere, banda sgominata
Emesse dal giudice quattro misure cautelari, un tentativo di raggiro anche a Crespina
CRESPINA. Anziani soli, ultra settantenni, spogliati di tutto. Derubati di soldi e gioielli attraverso un ricatto spietato che li ha colpiti nel punto debole: il sentimento d’affetto verso figli e nipoti. In azione, una rete di truffatori campani, che è riuscita a mettere radici in tutta Italia, e che a Livorno e dintorni, dall’estate 2015 al mese scorso, ha messo a segno almeno 18 colpi. Una banda intercettata da polizia e carabinieri attraverso un’inchiesta che ha fatto da capofila al livello nazionale, dando il via a indagini parallele in diverse città del nord e anche del sud. In quattro, tutti di Napoli, sono stati individuati e indagati, a vario titolo, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.
Nei giorni scorsi il gip Ottavio Mosti ha emesso quattro misure cautelari: due sono in carcere, Giovanni Barone, 36 anni, già in galera per un altro episodio, e Giovanni Barbato, 42; il terzo, Luigi Percoraro, è latitante (già arrestato a novembre a Lucca, secondo gli investigatori potrebbe trovarsi in America Latina); il quarto, Gennaro Cremiato, 39 anni, ha l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Altri due napoletani sono stati denunciati. Gli episodi contestati dal nucleo investigativo dei carabinieri e dalla squadra mobile della polizia, si sono verificati per la maggior parte a Livorno, in centro, a Fabbricotti e in zona ospedale, e poi a Cecina, Piombino, uno a Lucca e uno a Crespina. Un giro di affari da 20mila euro a settimana. Secondo le verifiche, Pecoraro, considerato la mente del gruppo, era addetto a presentarsi dalla vittima (insieme a Barone), gli altri invece restavano a Napoli e agivano per telefono, usando cellulari con schede, cambiate di frequente.
«Il momento più drammatico per le vittime - spiega Andrea Guidoni, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Livorno - è stato quando si sono rese conto di aver dato via i risparmi e i ricordi di una vita».
Quanto all’episodio di Crespina, era stata presa di mira una donna del 1935 che però non era caduta nella trappola. (l.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google