Il Tirreno

Pontedera

Un esercito silenzioso in cerca di aiuto

di Tommaso Silvi
Un esercito silenzioso in cerca di aiuto

Perdita del lavoro, rischio sfratto, solitudine: tanti i casi in città

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PONTEDERA. Aumenta il numero delle persone in difficoltà economica sul territorio comunale. Nei primi quattro mesi del 2016 le richieste di aiuto da parte di soggetti indigenti è cresciuto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2015. E il disagio non si ferma al cibo, ma va a colpire direttamente un bene di assoluta necessità: la casa. Sono sempre di più le donne e gli uomini che, in preda alla disperazione, si rivolgono agli uffici del Comune o ad altre associazioni per chiedere un aiuto per poter continuare a pagare l'affitto. Lo spettro dello sfratto aleggia su numerose famiglie, molte delle quali italiane.

I nuovi poveri. Mamme e papà che fino a qualche anno fa non avrebbero mai pensato di doversi ritrovare, un giorno, a sperare in una "mano" da parte delle istituzioni per evitare di finire in mezzo alla strada. Licenziamenti improvvisi, aziende che chiudono, persone che in un attimo perdono il lavoro e stringono forte tra le mani la dignità arrangiandosi con occupazioni saltuarie. Perché per chi ha lavorato per una vita intera chiedere "aiuto" è una vergogna troppo pesante da sopportare. Fino a che l'assistenza non diventa l'unico modo per garantirsi un tetto sopra la testa. E soprattutto per garantirlo ai propri figli.

La storia. Marco Cecchi, assessore al Sociale, di storie dolorose ne sente parecchie ogni giorno dalla sua scrivania di Palazzo Stefanelli. Il ruolo gli impone di mantenere un certo distacco da chi gli si presenta davanti in cerca di un sostegno. A volte però non è possibile restare "freddi". Certi racconti colpiscono; e fanno riflettere. «Si è presentata una donna italiana, di Pontedera, con tre figli. Si è separata dal marito e percepisce un piccolo mantenimento. Ha perso il lavoro - racconta Cecchi - e fino a che ha potuto ha vissuto con il sussidio di disoccupazione, facendo sacrifici enormi per pagare l'affitto. Da qualche mese però la disoccupazione è terminata e lei si è rivolta al Comune perché non riesce più a rispettare il pagamento della quota per la casa in cui abita». L' assessore, poi, spiega cosa lo ha colpito particolarmente nel racconto della donna, di cui non facciamo il nome per motivi di privacy: «Mentre illustrava la sua storia si è commossa, ha detto di non aver mai chiesto aiuto perché si vergognava».

Gli aiuti. «La donna è stata inserita all'interno di un bando che mette a disposizione 45 mila euro per le famiglie morose d'affitto a causa della perdita del lavoro. Faremo una proposta al proprietario di casa - spiega ancora Cecchi - per ripianare il debito e riformulare il contratto» . Il bando in questione, aperto fino al 6 maggio e al quale è possibile iscriversi attraverso Casa Valdera, contattabile allo 0587 2999503, ha visto la richiesta di inserimento di undici famiglie pontederesi: quattro sono italiane, una albanese e sei del centro Africa.

I furbetti. Non mancano neppure i "furbetti". Persone che vorrebbero essere aiutate ma che, numeri alla mano, possono tranquillamente badare a loro stesse dal punto di vista economico. «Sono pochi casi e vengono sempre scoperti rapidamente grazie all'incrocio dei dati relativi alla loro situazione economica», puntualizza Cecchi, che conclude: «La piaga della povertà sul territorio si fa sentire. Uffici competenti e volontari cercano quotidianamente di fare del loro meglio».

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