Proteste
La busta arancione: «Un colpo!»
A un sanminiatese di 46 anni una delle prime lettere dell’Inps. «Andrò in pensione nel 2039»
SAN MINIATO. La prima occhiata è andata immediatamente sui numeri. Prima l'importo, «tutto sommato soddisfacente», poi la data della soglia fatidica, il 2039, all'età di ben 69 anni, «nella speranza di conservare il posto di lavoro e a patto che tutto resti com'è adesso». È un tono della voce combattuto quello di Lapo Cantini, 46 anni, sanminiatese, tra i primi ad aver ricevuto la fatidica busta arancione inviata dall'Inps, e probabilmente tra i primissimi ad averne dato notizia sulla rete, attraverso un post lanciato mercoledì sera su twitter che ha immediatamente fatto scalpore.
Un colpo a sorpresa per il 46enne residente nelle campagne di Roffia, che lavora ormai da 18 anni alla Confesercenti di Firenze come responsabile alle relazioni esterne. «Sono arrivato a casa mercoledì e ho trovato la busta già aperta da mia moglie che sul momento non aveva capito - racconta Cantini -: "Non c'è niente", mi ha detto quando sono rientrato». Sul tavolo di casa, invece, c'era l'ormai famosa busta arancione chiamata a "simulare" il nostro futuro pensionistico. «Ho guardato subito la data - dice -: il 2039. Considerando che lavoro in Confesercenti già da 18 anni me ne mancano "solo" 23. Di sicuro ho ancora da galoppare, diciamo che ho tempo per prepararmi». Una reazione a doppia faccia quella di Cantini, caratterizzata da un lato dalla sorpresa per un servizio chiaro e trasparente, ma al tempo stesso dalla preoccupazione sia per l'età avanzata sia per una previsione forse troppo ottimistica. «Questa cosa della busta arancione sembrava un'idea balzana - prosegue Cantini - e invece credo sia un ottimo servizio nonostante tutte le polemiche. È un modo chiaro e trasparente con il quale l'Inps si rivolge ai cittadini, a dispetto dell'immagine di un'istituzione considerata lontana e distante. Quando l'ho letta ho trovato anche un lato amarcord, con tutti i contributi versati, a partire dal primo contratto a progetto dopo l'università. Non ho ancora avuto tempo di controllare i dettagli ma la busta si legge anche se non si è esperti».
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Anche l'assegno promesso fra 23 anni, con tutte le relative rivalutazioni, sembra non essere affatto male, anche se la previsione Inps sarà attesa d'ora in poi alla prova della realtà: «Per chi lavora nel settore privato non c'è tutta questa certezza - riprende Cantini - Devo sperare di mantenere il posto e la stessa posizione per i prossimi 23 anni. Chi mi assicura che le cose saranno ancora così? Mi auguro che proceda tutto bene, nella certezza, però, che di questi tempi tutto può cambiare da un momento all'altro ogni giorno. Anche gli esperti del patronato mi dicono che l'Inps disegna uno scenario un po' troppo ottimistico. Senza contare, poi, che pur non facendo un lavoro usurante, gli anni comunque passano per tutti: mi chiedo come ci arriverò a 69 anni». La stessa busta arancione, racconta Cantina, è già arrivata anche al figlio di una sua collega: «A lui che è più giovane è andata peggio - conclude -: andrà in pensione nel 2050».
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