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«Ormai abbiamo perso le speranze»

«Ormai abbiamo perso le speranze»

La rabbia degli ex operai che ancora aspettano una soluzione alla disoccupazione: «Traditi dalle promesse della politica»

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SALINE DI VOLTERRA. Domani sarà un anno esatto dall’inizio della vertenza della Smith Bits di Saline di Volterra. Un anno dal giorno in cui, senza particolari preavvisi, l’azienda di scalpelli per le perforazioni petrolifere, consegnò le lettere di licenziamento ai 193 dipendenti aprendo ufficialmente una crisi risolta poi con l’uscita in mobilità volontaria di 115 operai e la permanenza in fabbrica dei restanti 78.

Nell’anniversario della vicenda che ha cambiato la Valdicecina, tra gli ex dipendenti che ancora aspettano una soluzione alla loro disoccupazione c’è grande amarezza: «Abbiamo salvato la fabbrica, ma noi siamo rimasti soli, malgrado le promesse delle istituzioni, in primo luogo la Regione. Stiamo perdendo le speranze». Umori cupi che fanno il paio con quelli vissuti tra “i sopravvissuti” e che si aspettano da un momento all’altro un’altra brutta sorpresa come quella di un anno fa.

Fiducia tradita. Sono rimasti in circa 70 ad aspettare una nuova occupazione. Il resto o ha trovato impieghi a tempo determinato o sta aspettando la pensione. Ma di fatto la ferita aperta con la crisi della Smith è ancora lontana dall’essere rimarginata. «Quando abbiamo accettato la mobilità volontaria dopo mesi di lotta - raccontano gli ex operai - molti di noi erano convinti che fosse l’unica soluzione possibile. E che c’era comunque un piano di Regione e Governo per ricollocarci in fretta. Invece, a oggi, l’unico rimedio trovato è stato quello di pubblicare un bando per lavori di pubblica utilità che ci permetterà di lavorare al massimo per quattro ore per un anno. Con uno stipendio di 500 euro al mese contro i 900 o i 700 che prendiamo attualmente con l’assegno di mobilità. Si tratta solo di un sistema per allungare proprio il periodo di mobilità che scadrà tra agosto 206 e agosto 2017. Ma non è la soluzione».

Vane speranze geotermiche. Per settimane la speranza è stata tenuta viva dalla possibilità che Enel potesse assorbire la forza lavoro in eccesso nel sistema geotermico. Ma anche questa senza davvero remota. «Servirebbe un patto sociale che portasse lavoro in Valdicecina nel campo della geotermia - riprendono i lavoratori - Ma anche a questa soluzione la Regione non sembra granché interessata. Purtroppo la politica ci ha abbandonati dopo averci corteggiati in tempi di campagna elettorale. Mentre noi siamo in grossa difficoltà economica, perché ci siamo ritrovati in pochi mesi con la vita stravolta. Ovviamente in negativo».

L’incertezza di chi è rimasto. E se chi è uscito sta male, chi è rimasto a lavorare alla Smith Bits vive momenti d’incertezza. L’azienda è ancora in cassa integrazione ordinaria da ottobre a causa del prezzo del petrolio calato bruscamente che non consente alle compagnie di perforare per estrarre greggio. Una situazione che non fa arrivare commesse a Saline di Volterra. «Purtroppo la situazione è difficile - dice Andrea Pagni, Rus in quota Fiom Cgil - perché viviamo alla giornata sperando che arrivino lavorazioni che, al momento, non ci sono. La cassa integrazione è necessaria per evitare tracolli, ma non c’è da aspettarsi niente di buono a breve. Anzi, all’interno della fabbrica regna l’incertezza perché non ci sono più ristrutturazioni da mettere in pratica e il timore è che il prossimo passo sia quello che abbiamo provato a scongiurare con la vertenza dell’anno scorso».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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