Il Tirreno

Pontedera

«La festa della Vespa? Va fatta in Vietnam»

«La festa della Vespa? Va fatta in Vietnam»

L’amaro sfogo di un imprenditore dell’indotto Piaggio

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PONTEDERA. «Passati i festeggiamenti per i settant'anni della Vespa, mi è rimasta addosso un po' di malinconia. Perché ripensavo a quando ero ragazzino e andavo in giro proprio sulla Vespa, poi a quando, ventenne, iniziai a lavorare nella ditta di mio padre, terzista della Piaggio, e infine a quando in prima persona sono diventato imprenditore e fornitore del Gruppo Piaggio». Comincia così la lettera di Simone Bagnoli, proprietario della Promek di Lari, ex Ghiarameccanica. Una lettera dal titolo che lascia poco spazio alle interpretazioni “C'era una volta uno scooter Made in Italy”, tradotto in vietnamita. «In questo avvicendarsi d'immagini presenti, vive, e di ricordi incancellabili - prosegue Bagnoli - non potevano non scaturirmi alcune amare riflessioni».

Mercato e strategie. «Perché in settant'anni di cose ne sono cambiate, soprattutto negli ultimi tre lustri - continua l’imprenditore - Basti dire che nel Duemila la Piaggio produceva a Pontedera circa mezzo milione di veicoli a due ruote all'anno, mentre oggi ne realizza circa 120.000. Oltre a un calo fisiologico del mercato, va detto che di questi 120.000 la metà viene prodotta all'estero, in larga parte in Asia, e solo assemblata in Italia. Ma non mi perderò in dettagli numerici, anche perché la realtà credo sia sotto gli occhi di tutti». Dati di fatto, secondo Bagnoli che inducono riflessioni evidenti: »Avrei desiderato che a questa festa avessero partecipato anche quei lavoratori che a causa della delocalizzazione hanno perso il loro posto, coloro che tutt'oggi sono precari e flessibili. Avrei voluto vedere quei grandi, piccoli e medi imprenditori che come me, ex proprietario della Ghiarameccanica, facevano parte dei fornitori “storici” del Gruppo Piaggio».

Gli errori degli imprenditori. Riflessioni e constatazioni amare, ma non immuni da autocritica. «Mi domando infatti se anche noi imprenditori locali abbiamo sbagliato qualcosa - scrive il proprietario di Promek - Se abbiamo confidato troppo incondizionatamente nel nostro principale, in certi casi unico, datore di lavoro. Se abbiamo dato troppo credito alle istituzioni politiche, alle parole, alle promesse; se abbiamo sottovalutato, se non abbiamo bene calcolato le dimensioni e gli effetti della globalizzazione. Oppure se, travolti dagli ingranaggi del lavoro, la nostra unica colpa sia stata quella di non avere avuto la percezione dei mutamenti in atto».

Notte Bianca vietnamita. Già: la capacità di guardare lontano e di non adagiarsi sugli allori di una fornitura che, negli anni, è sempre stata garantita. Forse è proprio questo uno degli elementi attorno al quale ruota la difficile storia recente dell’indotto Piaggio, dei suoi imprenditori e, di riflesso, anche dei lavoratori. «Perché il mondo nel frattempo cambiava, come da sempre inesorabilmente avviene», sottolinea Bagnoli prima di aggiungere: «E così siamo arrivati a oggi, dove la Piaggio Vietnam da due anni viene premiata come migliore datore di lavoro nel suo Paese. E allora, lo dico con arrendevole ironia, la vera Notte Bianca, anziché qui da noi, forse dovrebbero festeggiarla ad Hanoi, capitale vietnamita».

Il “Tirreno” ha interpellato la Piaggio che ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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