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Geotermia, dieci aziende minacciano licenziamenti

Geotermia, dieci aziende minacciano licenziamenti

L’accusa del sindaco di Pomarance: «Investimenti fermi per colpa della politica mentre Enel non dà appalti alle nostre ditte». A rischio oltre 200 posti di lavoro

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POMARANCE. «Qui ci sono aziende che, dopo aver fatto cassa integrazione per mancanza di lavoro, sono arrivate al punto di non farcela più e cominciano a parlare di licenziare il personale. Altro che turismo geotermico». Il sindaco di Pomarance, Loris Martignoni è furente. Legge il comunicato di Enel in cui si parla di 60mila visitatori nel 2015 nei territori in cui è presente la geotermia e sbotta: «Da un lato manca la gestione della Regione per favorire gli investimenti di Enel in geotermia. Ma dall’altro la stessa società quel poco lavoro che ha continua a dirottarlo su aziende non del nostro territorio. E così non può funzionare».

La situazione sembra farsi davvero insostenibile, mentre i Comuni getotermici della provincia di Pisa stanno attendendo la convocazione da parte di Enel proprio per l’accordo sulle ricadute occupazionali dell’attività di manutenzione agli impianti che l’azienda dà in appalto ogni anno per un valore di 150 milioni. I numeri, in questo caso, sono fondamentali e li fornisce Loriano Fidanzi, consigliere comunale di Pomarance, ma anche responsabile dell’osservatorio delle attività produttive dell’Unione montana della Valdicecina: «Le aziende in difficoltà sono circa dieci per un numero di addetti compreso tra le cento e le 150 unità. E che arrivano a quasi 300 se si considerano anche le cooperative». Ma non è tutto, perché Fidanzi spiega che «attualmente dei 150 milioni di lavori che Enel dà in appalto, circa 24 milioni resta sul territorio, dando lavoro a 287 persone. Pensate un po’ se riuscissimo ad arrivare a una cifra di 60 milioni quanti lavoratori troverebbero un posto. Senza contare i soldi spesi dalle amministrazioni per favorire l’insediamento di aziende dell’indotto geotermico. Pomarance, per esempio, ha investito dieci milioni nel Pip, ma al momento è tutto fermo».

Un po’ come la situazione che riguarda la geotermia che, secondo Martignoni, deve subire un’accelerata. «Da parte di Regione e Governo serve chiarezza perché Enel sta investendo all’estero e quel poco lavoro che ha lo affida ad aziende esterne al nostro territorio, escludendo le persone della Valdicecina». L’idea generale è che serva una sorta di patto sociale. «Come la stessa Enel ha fatto a Brindisi - riprende Fidanzi - con un accordo che include sindacati ed enti in cui è prevista la ricaduta di 80 milioni di appalti nella zona. Se riuscissimo a fare questo avremmo risolto gran parte dei problemi della Valdicecina. Ma serve una spinta generale per arrivare a questo risultato».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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