Sicurezza
Rifiuti: a rischio i posti di lavoro alla coop La Torre
VOLTERRA. A luglio sarà rivoluzione. O, meglio, un bel cambiamento per le frazioni, visto che il Comune ha intenzione di far partire la raccolta porta a porta dei rifiuti per tutti i cittadini e per...
VOLTERRA. A luglio sarà rivoluzione. O, meglio, un bel cambiamento per le frazioni, visto che il Comune ha intenzione di far partire la raccolta porta a porta dei rifiuti per tutti i cittadini e per questo ha pubblicato un bando. Per ora il servizio viene svolto solo nel centro ed è gestito dalla cooperativa La Torre. Ci sono diciannove dipendenti, di cui sei svantaggiate e due segnalate dai servizi sociali, che però rischiano di perdere il lavoro proprio per l’ampliamento della raccolta dei rifiuti a domicilio.
Una eventualità concreta per Donatella Cerina, responsabile della cooperativa: «Non credo che riusciremo ad aggiudicarci il bando del Comune, il cui vincitore prenderà tutto il servizio, anche quello in centro. E se sarà così, molti nostri dipendenti saranno a rischio».
La cooperativa La Torre, oltre al porta a porta in centro, si occupa di pulizie e di parcheggi. Ha in gestione la pulizia dei bagni pubblici in via delle Prigioni.
«Elementi che ci consentono di tenere i conti in ordine, ma anche di aiutare persone che difficilmente troverebbero lavoro altrove – riprende Cerina – Il bilancio, però, si regge sulla raccolta dei rifiuti. Senza quella, non siamo sostenibili economicamente. La nostra attività è funzionale all’inserimento sociale di lavoratori con problemi e rappresenta la nostra forza. Senza contare che siamo del territorio».
Cerina si riferisce al fatto che una grande azienda, che arrivasse a Volterra per gestire un servizio come la raccolta differenziata porta a porta, imporrebbe le sue regole, con i suoi prezzi da pagare.
«Sì – ammette – e credo che una cooperativa come la nostra abbia la possibilità di essere flessibile, ma anche molto più funzionale a una comunità come quella di Volterra».
Nel bando non sono previste le clausole sociali che avrebbero obbligato la ditta subentrante ad assumere il personale del gestore precedente.
«Avevo chiesto di inserire nel testo proprio questo aspetto – dice ancora Cerina – perché avrebbe garantito un lavoro a tutti, comprese le persone svantaggiate. Ma c’è stato un rifiuto per la paura di non ricevere abbastanza offerte da parte di aziende interessate al bando pubblico».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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