Proteste
Morì mentre pescava il risarcimento resta un miraggio
Gli eredi della vittima tentato la strada del processo civile Al via la prima udienza, già aggiornata a novembre
PONTEDERA. Giorgio Donati di Palaia aveva solo 50 anni quando è morto folgorato mentre pescava sulle sponde di un laghetto vicino all’ex fornace Braccini a Pontedera. Era metà agosto 2013, la canna da pesca di Donati urtò i cavi della corrente. Lui si era fermato sotto a un traliccio ed era andato incontro alla morte. Da allora si è assistito ad un triste e sconcertante scarico di responsabilità da parte del proprietario del laghetto, il Comune di Pontedera, e delle società coinvolte a vario titolo nella gestione. Nessuno vuole prendersi la responsabilità e meno che mai accetta di pagare un risarcimento dei danni ai familiari della vittima. Tant’è che dopo una lunga indagine e dopo che il processo penale, a distanza di così tanto tempo, si trascina stancamente da un’udienza all’altra, i parenti della vittima hanno deciso di percorrere anche la strada di una causa civile. La prima udienza, davanti al giudice, dottoressa Eleonora Polidori, si è svolta ieri. Tutti gli eredi, escluso il padre della vittima, infatti, sono usciti dal procedimento penale che invece proseguirà il 23 maggio. La giunta comunale di Pontedera ha dato incarico all’avvocato Chiara Fontanelli, fiduciario della compagnia assicurativa Unipol-Sai, per la difesa del Comune nel giudizio promosso appunto dagli eredi. Il Comune di Pontedera, infatti, insieme al circolo sportivo “Lago Nemo”, alla società “Filmcafè Srl” e alla società “Entomox Srl” è stato chiamato in causa davanti il tribunale di Pisa. Il rappresentante legale del circolo sportivo, Massimo Fiore, di San Miniato, non si è costituito ed è stato dichiarato contumace. Un passaggio che gli pregiudicherà in seguito, nel caso fosse accertata la responsabilità del circolo stesso, di poter chiamare a garantire il pagamento della danno la compagnia assicurativa. Ma i tempi per arrivare alla conclusione del procedimento civile non saranno celeri. Tant’è che ieri il giudice ha aggiornato l’udienza al 17 novembre prossimo lasciando subito intuire che la strada per ottenere il risarcimento del danno sarà lunga. Dovranno passare altri anni prima che la vedova e gli eredi possano ottenere una sentenza. Prima lo strazio per la perdita di una persona cara e poi la disperazione e la rabbia che si vede dimenticato anche dalla giustizia. Il processo penale invece è stato aggiornato al 23 maggio dopo le lunghe schermaglie dell’udienza preliminare e dopo che è sfumata l’ipotesi di un patteggiamento chiesto dagli imputati. Compariranno davanti il giudice penale il legale rappresentante della società sportiva Nemo che gestisce il laghetto dove è avvenuta la tragedia e il legale rappresentante dell’Ati (associazione temporanea di impresa), composto dalle società Filmcaffè e Entomox che ha avuto in gestione i laghi Braccini dal Comune di Pontedera. Entrambi risponderanno di omicidio colposo.
Quel pomeriggio, era il 14 agosto 2013, furono chiare fin dall’inizio alcune anomalie. I carabinieri controllarono le sponde del lago per capire se era stato segnalato in quel tratto un divieto di pesca. Nessun cartello era però stato trovato. E le sponde vicino ai tralicci della corrente erano di facile e libero accesso per chi frequentava il laghetto artificiale. I cartelli con i divieti sono stati installati dopo la tragedia, su richiesta dei carabinieri.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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