Il Tirreno

Pontedera

«Chiediamo giustizia per la nostra amica»

di Sabrina Chiellini
«Chiediamo giustizia per la nostra amica»

Ancora reazioni dopo la sentenza che ha ritenuto incapace di intendere il marito che ha ucciso la moglie. «Chi può dire che non è pericoloso?». Il caso a Rai Tre

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CASTELNUOVO VAL DI CECINA. La sentenza del Gup del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, che ha dichiarato Roberto Barbieri, 57 anni, incapace di intendere e di volere nel momento in cui ha ucciso con undici coltellate la moglie, Sandra Fillini, 53 anni, ha finalmente scosso la piccola comunità di Castelnuovo Valdicecina, il paese dove è avvenuto il delitto. Anche chi finora è rimasto in silenzio per rispettare quanto richiesto dai figli della coppia, Pietro e Rodolfo, è rimasto sconcertato dal fatto che l’autore del delitto non sia stato dichiarato socialmente pericoloso. Le amiche e i colleghi della vittima chiedono giustizia. Molti di loro non erano stati informati dell’esito della vicenda giudiziaria e ammettono di essere rimasti sconvolti quando hanno saputo come si è concluso il processo di primo grado. Alcune amiche della vittima sono ora intenzionate a organizzare una protesta per chiedere giustizia per l’amica uccisa dal marito durante l’ennesimo litigio. La donna voleva separarsi e l’uomo era ossessionato dalla gelosia. Ma soprattutto temeva che la moglie si stesse organizzando per denunciarlo per stalking così da togliergli la possibilità di restare nella casa del podere Il sorbo dove poi la dottoressa è stata uccisa dal tecnico Enel.

Della vicenda si è interessata, nella puntata di mercoledì, anche la trasmissione “Chi l’ha visto?” di Rai tre trattando un argomento di grande attualità, come è quello delle donne uccise dai mariti, dai loro compagni, dai padri dei loro figli. L’Associazione “Le amiche di Mafalda” è stata contattata dalle amiche e da un gruppo di cittadini di Castelnuovo che intendono capire se ci sono ancora spazi per chiedere che la vicenda venga considerata in maniera diversa da quanto è avvenuto fino ad ora. Ovviamente, dopo due anni di silenzio e dopo che non c’è stata alcuna costituzione di parte civile al processo, non sarà facile ribaltare la situazione.

«La cosa che maggiormente ci preoccupa è quella della pericolosità sociale – dice un’amica della vittima – Secondo il giudice Barbieri non è pericoloso. Ci chiediamo sulla base di quale percorso il tribunale sia giunto a questa conclusione. Il marito ha agito sotto una forte pressione psicologica. Ma per quale motivo se si dovessero ripetere le stesse condizioni, magari in famiglia o sul luogo di lavoro, non dovrebbe reagire nello stesso modo? Chi si assume la responsabilità di tutto questo?». Una domanda che potrà avere le prime risposte quando si conosceranno le motivazioni della sentenza di primo grado.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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