La manifestazione
Il business della cocaina contro la crisi
A giudizio dodici tra imprenditori e faccendieri per un carico di 54 chili di droga dalla Colombia
SANTA CROCE. Avevano fallito prima ancora di iniziare il business. Un tentativo, illegale, di fare soldi risollevando le rispettive situazioni finanziarie. Come? Importando dalla Colombia 54 chili di cocaina per un valore di circa 10 milioni di euro. Uno stop arrivato con undici arresti (il dodicesimo era sfuggito alla cattura e poi è stato preso) eseguiti dalla Guardia di finanza di Pisa con un’accusa da narcotrafficanti: associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. È stata un’operazione in cui si sono incrociate le esistenze di imprenditori in crisi, faccendieri locali, reduci della “Mala del Brenta” e corrieri della droga colombiani quella battezzata “Mexcal” conclusa nel luglio 2015. La Procura ha chiesto il giudizio immediato per tutti: otto hanno scelto il rito abbreviato, quattro il dibattimento.
La prima udienza, davanti al secondo collegio del Tribunale, è slittata a fine mese per conferire l’incarico delle trascrizioni telefoniche. Hanno scelto il dibattimento in aula Marco Bigeschi, procacciatore di affari di Fucecchio, 53 anni; Silvano Mossenta, 65 anni, di San Miniato, titolare di un import-export; Leonardo Cresti, 42 anni, di Santa Croce sull'Arno, autotrasportatore, accusato di mettere a disposizione per le riunioni il magazzino della sua Cargo Service; Jeorge Cardena Bermudez, colombiano, 51 anni. Rito abbreviato per Enzo Pascoletti, 55 anni, di Fucecchio; Michele Belcari, 57 anni; Donato Mecca, 46 anni, imprenditore edile di Altopascio; Mirko Vasoli, 46 anni, di Aulla; i fratelli Scremin, Ferdinando e Gianfranco Loris, di Ferrara; Zamora Lozano, 23 anni, colombiano; Carlo Scotto, 73 anni, uno dei punti di riferimento al porto di Livorno.
Secondo gli investigatori i dodici sotto processo avevano ruoli e aspirazioni distinte. I finanzieri, diretti dal tenente colonnello Giuseppe Dell’Anna, hanno ricostruito i percorsi di ogni imputato. Un gruppo di imprenditori del distretto industriale di Santa Croce e Fucecchio aveva pensato a una modalità di finanziamento singolare. Investendo ciascuno 20mila euro, gli imprenditori, quasi tutti incensurati, sono accusati di aver tentato di gettarsi nel commercio degli stupefacenti. Solo che il carico era finito, per sbaglio, nel porto di Catania anziché in quello di Livorno. I finanzieri avevano seguito la rotta e quando alcuni della banda avevano aperto il container invece di trovare la cocaina (rimossa dagli investigatori) si imbatterono in banane fresche. E nelle manette della Finanza.
Pietro Barghigiani
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