Sicurezza
Cidici, difficile cedere marchi e immobili
Il curatore della società fallita è al lavoro per recuperare più soldi possibile e soddisfare gli oltre 2.600 creditori
PONTEDERA. Ormai non restano che le briciole di Cidici. La procedura fallimentare della società subentrata nel 2014 a quella fondata da Giuseppe Diomelli, procedura gestita dal curatore Stefano Garzella, nominato dal Tribunale di Pisa, è nella fase in cui si cercano più soldi possibile da destinare al risarcimento dei circa 2.600 creditori, di cui 400 si sono ritrovati all’inizio di gennaio per la prima adunanza. Un’operazione non semplice, secondo quanto spiega Garzella: «Stiamo aspettando le perizie sugli immobili di proprietà della società a Pontedera e Roma. In più stiamo facendo valutare alcuni marchi. Ma non so quanto ricaveremo».
Le cover dell’iPhone 3. Il problema è dovuto all’appetibilità di loghi come Cdc Point e Kraun che in passato hanno segnato un’epoca con la vendita diretta di computer e prodotti d’informatica, ma che adesso non hanno più grande appeal. L’incertezza per il reperimento di fondi deriva anche dalla situazione del mercato immobiliare su cui dovrebbero essere piazzati il capannone di Gello, già sede della Cdc, e il fondo commerciale di Roma, di cui Cidici è proprietaria, pure questo al vaglio dei periti per una valutazione economica da cui partire per tentarne la vendita.
«Anche se mi arrivassero cifre alte - dice il curatore - non so poi quanto riusciremmo a ricavare, perché sappiamo tutti le difficoltà del settore immobiliare. Basta vedere i fondi sfitti in ogni città o i capannoni vuoti nelle zone industriali. Per quanto riguarda l’immobile di Gello, siamo riusciti per fortuna a vendere il magazzino, ottenendo poche migliaia di euro».
Invendibile, invece, la merce contenuta nel capannone. «C’erano cover per gli iPhone 3», riprende Garzella alludendo a quanto erano vetusti i prodotti, visto che sta per uscire la settima versione dello smartphone della Apple.
Server vecchi. Un’altra dimostrazione di quanto difficile sia reperire denaro da destinare alla copertura dei debiti della società arriva dalla vendita del pacchetto clienti di Interfree, il provider internet di Cdc prima e Cidici poi. «La mia intenzione era quella di cederlo come ramo d’azienda - sottolinea ancora Garzella - ma l’operazione è andata in porto solo per il pacchetto clienti con una base d’asta di 81mila euro, tramite una procedura di vendita competitiva. Volevamo abbinarci anche la server farm, ma sarebbero stati necessari interventi consistenti, perché le macchine erano molto vecchie. Il tentativo di vendere Interfree come ramo d’azienda non ha riscosso praticamente nessun interesse».
Il fronte dei lavoratori. Così, in attesa di sapere a quanto ammonta il passivo dell’azienda che, secondo il curatore, «non è ancora cristallizzato», e aspettando la fine dell’iter per la presentazione dei creditori cosiddetti tardivi, ci sono buone notizie per quanto riguarda i dipendenti. O almeno per parte dei 79 lavoratori presenti in azienda al momento del fallimento volontario da parte di Cidici. È in atto la cassa integrazione, ma oltre trenta sono passati alla mobilità volontaria ottenendo una nuova occupazione. Grazie anche agli sgravi fiscali riservati a chi assume personale in mobilità. «Di sicuro c’è che la speranza di una prosecuzione della società con eventuali acquirenti anche di rami d’azienda ormai è svanita definitivamente - dice Ombretta Pieracci della Filcams Cgil - Nessuno si è mai fatto avanti in maniera seria e non resta altro che sperare nel trovare soldi per le spettanze che i lavoratori devono avere».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
