Attenzione
Il classico non tira più Si punta su idee nuove
Imprenditori pisani sbarcano a Milano con prodotti originali
MILANO. La mappa della fiera di Rho a Milano, durante il Salone del mobile, parla chiaro. Su 24 padiglioni pieni zeppi di divani, sedie, cucine, bagni e camere da letto, 21 sono riservati al design, appena tre al classico. Ed è qui che la maggior parte dei mobilifici della provincia di Pisa, in particolar modo della Valdera, espongono i loro prodotti. Da un lato quindi i grandi nomi dell'arredamento, che attirano blogger, architetti, stilisti e modaioli, spendendo milioni in comunicazione e immagine e riuscendo a dominare un mercato comunque in crescita. Dall'altra, stand con pochi visitatori, ma tantissimo lavoro comunque da fare, visto che si tratta di aziende prettamente a conduzione familiare con dipendenti che sono come parenti e che la chiusura del mercato russo rischia di decimare.
«È inutile girarci intorno, siamo in calando. Cerchiamo di resistere ma il lavoro per tutti non c'è più», dice Giovanni Caroti dell'omonimo mobilificio di Gello a Pontedera. Parole dette a mezza voce dall'imprenditore, quasi con un tono triste e carico di nostalgia dei tempi in cui le cose giravano bene col Sud Italia e la Russia ad accogliere i ricchi e ridondanti mobili creati dagli artigiani di Ponsacco e Perignano. Eppure, nonostante le difficoltà, qualcosa sembra si stia muovendo nella conca storica del mobile pisano. Un cambiamento che si nota subito. Accanto a Giovanni c'è Giulia, la terza generazione della famiglia alle prese con la rivoluzione.
«Per trent'anni abbiamo fatto mobili in stile vecchia marina - dice - e ancora oggi vendiamo prodotti con questo genere. Ma da un paio di stagioni abbiamo virato verso un gusto più minimalista, inserendo elementi in nabuk con un aspetto generale meno pieno e più vicino a quello nordico. Ecco, questa è la nostra piccola rivoluzione che sta cominciando a piacere. Anche se i frutti del nuovo filone si potranno vedere tra un po'. Credo che i tempi siano quelli di una start up che si mette in moto e cerca di conquistare il mercato».
In effetti il nuovo corso del mobile di casa nostra è diffuso anche ad altre realtà. Volpi di Cevoli, per esempio, che ha lo stand diviso in due, tra il classico e il profano, inteso come stile più asciutto che in Valdera si è visto raramente. «È inevitabile - racconta Marco Volpi, responsabile dell'azienda, insieme alla sorella Francesca e al padre, con 30 dipendenti - i mobili fatti finora non incontravano più l'interesse di un tempo. E non solo perché i russi hanno chiuso i mercati, ma anche perché i nostri clienti storici si sono evoluti e oggi preferiscono altri generi di mobili». Marco mostra orgoglioso un mobile con cassetti bombati che durante questi giorni di Salone del mobile è possibile votare all'interno del circuito Archiexpo nella sezione design.
«Una piccola, ma significativa soddisfazione per noi - dice l'imprenditore descrivendo anche una specchiera fatta con vetro fuso - visto che concorriamo con mostri sacri del settore. Intendiamoci, campiamo ancora con i mobili classici. Però serviva un cambiamento e stiamo cercando di farlo. Il problema semmai è un altro. Lo sforzo che tutte le aziende della nostra zona stanno compiendo è notevole e lodevole. Ma vista la chiusura della Russia, tutti speriamo in mercati come gli Stati Uniti, la Cina, il Nord Europa, i Paesi arabi. Posti dove i colossi sono già presenti o dove i produttori interni sono radicati da anni. Siamo in ritardo, ma ci proviamo. Servirà tempo, lo sappiamo. E non dobbiamo dimenticarci che anche per penetrare nel mercato russo abbiamo impiegato cinque o sei anni».
Un percorso che poi ha dato grandi frutti ai mobilieri ponsacchini e perignanesi. Ma che ha provocato anche un rilassamento nell'individuare idee per non dipendere al 90% dai capricci dei ricchi di Mosca e dintorni e da un Paese da sempre instabile come quello guidato da Vladimir Putin.
La dimostrazione di questo arriva da Riccardo Scateni dell’azienda Valderamobili di Perignano, altra realtà che sembra aver imboccato la strada nuova. «Sì, stiamo cambiando stile - spiega il 34enne - ma non dimentichiamoci che i mobili che abbiamo venduti ai russi fino a pochissimo tempo fa sono stati in catalogo per vent'anni subendo rare variazioni. Ora il mercato ci chiede cose molto diverse e dobbiamo fare lo sforzo di assecondarlo».
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