Attenzione
Sarà un argine a difendere Casteldelbosco dalle piene
Si avvicina il via libera al progetto per la costruzione dell’opera da 1,5 milioni Finora il paese ha sempre contato sulla massicciata della ferrovia come barriera
CASTELDELBOSCO. L'accordo sembrerebbe ormai ad un passo, almeno a livello progettuale. L'idea è quella di dotare Casteldelbosco di un argine contro le piene dell'Arno, da realizzare a difesa del lato nord del paese nello spazio compreso tra la ferrovia e la parte bassa della frazione. Un progetto che il Comune di Montopoli insegue da almeno un paio d'anni, soprattutto dopo la piena del gennaio 2014 che, in poche ore, mise in evidenza tutta la fragilità di un territorio costretto a fare affidamento, fino ad oggi, solo sulla protezione offerta dalla massicciata ferroviaria. Da qui l'avvio di un lungo e complicato iter tra tutti gli enti competenti per sostenere la costruzione dell'argine.
«Finalmente le caselle vanno al loro posto», ha detto l'assessore Alessandro Varallo nell'assemblea di frazione. «La scorsa settimana - ha aggiunto - sono stato nella sede del Genio civile a Pisa; a meno di imprevisti si va verso una celere approvazione del progetto».
Un progetto da 1 milione e mezzo di euro, a carico della Regione, da realizzare in due lotti da 800 e 700mila euro che l'assessore ipotizza a cavallo tra 2017 e 2018. Il piano prevede di "chiudere" il lato nord del paese con una barriera che, partendo dall'argine del rio Bonello, arrivi fino alla strada di accesso al cavalcaferrovia prossimo all'inaugurazione. Il progetto, su cui l'Autorità di Bacino aveva posto inizialmente alcuni dubbi, permetterebbe di difendere il paese senza pregiudicare il naturale "sfogo" che la campagna montopolese ha sempre offerto alle piene dell'Arno. Storicamente, infatti, la fascia compresa tra l'Arno e la ferrovia, da San Romano fino al confine con Pontedera, ha sempre costituito una sorta di cassa d'espansione naturale. Le ipotesi di trasformare l'intera l'area in una vera e propria cassa di esondazione, sono state sempre bocciate nella convinzione che tutto questo avrebbe ridotto la capacità di accoglimento dell'acqua in caso di piena, riducendo la sicurezza dei centri abitati a valle. In tutto questo, la massicciata ferroviaria ha sempre funzionato come l'ultima "barriera", soprattutto per le abitazioni di Casteldelbosco: in caso di piena, infatti, alcuni cittadini si sono sempre preoccupati di andare a chiudere le cateratte al di sotto della ferrovia, in modo da trasformarla in un argine. Una consuetudine, tuttavia, che le ferrovie hanno sempre ritenuto "impropria", e per la quale viene richiesta la presenza sul posto di un incaricato di Rfi. Da qui la volontà di trovare una soluzione definitiva, capace di superare anche certi passaggi burocratici, con la creazione di un argine vero e proprio al di qua della ferrovia.
Giacomo Pelfer
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