Il Tirreno

Pontedera

il caso dell’oleodotto Eni

Arpat: «Niente rimpalli sui terreni inquinati»

Arpat: «Niente rimpalli sui terreni inquinati»

«Nessun rimpallo tra Eni e Arpat» sul caso dello sversamento dell’oleodotto a Montecastello l’inverno scorso e che ha provocato inquinamento ambientale nei campi vicini a dove una banda di ladri ha...

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«Nessun rimpallo tra Eni e Arpat» sul caso dello sversamento dell’oleodotto a Montecastello l’inverno scorso e che ha provocato inquinamento ambientale nei campi vicini a dove una banda di ladri ha tentato di manomettere lo stesso oleodotto per rubare carburante. La precisazione arriva dall’Agenzia regionale per l’ambiente della Toscana (Arpat, appunto).

In una nota, l’ente regionale ricostruisce la dinamica con cui è stato chiamato in causa da un abitante della frazione del comune di Pontedera. Il proprietario di un pozzo del paese ha chiamato il numero verde dell’Arpat il 2 dicembre e, il giorno successivo, è stato avvisato il Dipartimento dell’Arpat di Pisa. La richiesta ruotava attorno al timore dell’uomo rispetto a una possibile contaminazione da idrocarburi dell’acqua, «visto che si avvertiva il caratteristico odore di gasolio - dice la nota - dopo l'incidente per tentato furto ai danni dell’oleodotto Eni, avvenuto a 250 metri dalla sua abitazione. Era stata lo stesso Eni a consigliare il cittadino di rivolgersi ad Arpat, il cui personale ha immediatamente attivato tecnici che, per conto di Eni, effettuavano le operazioni di messa in sicurezza di emergenza successive all'effrazione».

Nei giorni successivi, personale tecnico Arpat è stato aggiornato da tecnici Eni che confermavano la presenza di gasolio nel pozzo in questione, manifestando inoltre l'intenzione di fornire al proprietario una cisterna di acqua potabile per l'approvvigionamento idrico. «Nei mesi successivi né al nostro sportello Urp né al Dipartimento Arpat di Pisa sono state inviate  ulteriori segnalazioni in merito alla situazione - dicono da Arpat - Eni aveva inviato al Comune di Pontedera, alla Provincia di Pisa, alla Regione Toscana, alla prefettura di Pisa e per conoscenza ad Arpat e Asl 5 la notifica di potenziale contaminazione prevista dalla normativa, il 27 novembre. Emerge che lo sversamento è stato gestito fin dall'inizio, secondo le procedure previste in questi casi,  poiché sono state attivate le dovute misure di messa in sicurezza, sono stati adottati provvedimenti per ridurre, per quanto possibile, i disagi. Non c'è stato alcun "rimpallo" tra Arpat ed Eni. E nel caso specifico, Eni ha confermato l'inquinamento del pozzo ed ha attivato le attività per cui non ci sono stati motivi di contrasto. Le necessarie operazioni di messa in sicurezza, di indagine e di bonifica, generalmente  non sono brevi, essendo necessarie operazioni complesse per la rimozione completa degli inquinanti ancora presenti. Per esempio la bonifica dopo lo sversamento dello stesso oleodotto, avvenuto nel dicembre del 2014 a Latignano, non è ancora conclusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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