Il Tirreno

Pontedera

La Russia affonda il mobile, fatturati in picchiata: -20%

di Andreas Quirici
Prodotti per l’arredamento durante una passata edizione del Salone del Mobile a Milano (Foto di repertorio)
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Prodotti per l’arredamento durante una passata edizione del Salone del Mobile a Milano (Foto di repertorio)

Si chiude il mercato di riferimento delle aziende di Ponsacco e Perignano. Occupazione dimezzata e prospettive nere a pochi giorni dal Salone di Milano

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PONSACCO- Il cielo è scuro sopra Ponsacco e Perignano. Anzi, nerissimo. Dopo che Andrea Caponi, presidente del consorzio di Export Ciac di Ponsacco aveva parlato di un 2016 drammatico per il settore del legno e dell’arredamento locale a causa del previsto crollo della Russia, Donatella Turini, direttrice del Gimo, altro ente che segue le esportazioni per alcune aziende ponsacchine, conferma la previsione negativa a pochi giorni dall’inizio del Salone del Mobile di Milano (da martedì 12 a domenica 17 aprile): "Nel 2015 siamo riusciti a reggere, riducendo le perdite a un -20%. Ma la Russia, mercato di sbocco al 90% per le nostre imprese, sta chiudendo sempre più le proprie porte, ponendo tanti punti interrogativi sull’andamento del 2016. Siamo in una fase storica che conclude un’epoca e porterà alla chiusura di molte realtà e alla sopravvivenza di poche che dovranno riorganizzarsi e cambiare totalmente registro. Perché il problema riguarda soprattutto la tipologia di prodotto realizzato in Valdera".

Il contesto generale. Già, perché la situazione generale del settore arredamento in Italia, e nel resto della Toscana, non è poi così nera. Anzi. Secondo il Rapporto di previsione sul settore del mobile in Italia, presentato lo scorso novembre ed elaborato dal Centre for industrial studies (Csil), "le compravendite immobiliari sono state in aumento del 6,7% nel 2015 e sono previste del 5,8% per il 2016". Per Confindustria Toscana, invece, nel rapporto congiunturale del terzo trimestre del 2015 i numeri erano negativi (produzione -1,6% ed export -1,2% rispetto ai tre mesi precedenti dello stesso anno), ma molto più contenuti rispetto a quelli evidenziati dai mobilifici della provincia di Pisa. "Ma questo è la logica conseguenza di anni in cui la Russia faceva dormire sonni tranquilli agli imprenditori della nostra zona - dice ancora Turini - dove non c’è stata lungimiranza rispetto alle conseguenze negative dell’affidarsi solo a un mercato di riferimento come quello russo che oggi sta investendo nella produzione interna e lascia briciole di fatturato alle aziende estere".

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Mancanza di design. Eppure quest’anno a Milano ci sarà una mostra sul classico, stile tanto caro a Ponsacco. E ci sarà grossa attenzione anche al lusso. Due elementi che potrebbero permettere alle aziende della Valdera di rialzare la testa, anche se la direttrice del Gimo fa cenno di no: "È stato perso un po’ troppo tempo nel capire come prepararsi a eventuali problemi. E ora serve una riorganizzazione completa del comparto. Milano sarà una tappa fondamentale come sempre. Guai a non essere presenti al Salone del Mobile dove le nostre aziende esporranno tutte insieme in uno show room. Ma gli ingredienti che mancano per aggredire nuovi mercati come design, cura dell’immagine, comunicazione non s’inventano nel giro di una stagione. Ci sono mobilifici in Brianza che viaggiano alla grande, raccogliendo frutti di un lavoro cominciato da tempo. Da noi, invece, si continua a fare lo stesso prodotto da anni. Finora ha funzionato. Ma ora non più".

Occupazione a rischio. Numerose le aziende che hanno chiuso i battenti tra Ponsacco e Perignano nella seconda metà del 2015 e l’inizio del 2016. E lo tsunami non sembra concluso col rischio di forti ripercussioni sui livelli occupazionali. Tanto per fornire un dato, gli addetti del settore in provincia di Pisa, iscritti alla Cgil, erano circa 500 appena tre anni fa. Oggi sono solo 300. "È una discesa inesorabile - racconta Nicola Triolo, segretario provinciale di arredamento e legno della Cgil - a cui è difficile mettere un freno. Si salvano solo pochissime aziende che realizzano arredamento per le grosse imprese della nautica. Ma sono una sorta di mosche bianche. Perché in generale le aziende soffrono, non riescono a rinnovarsi e mettono ulteriormente a rischio i livelli occupazionali rispetto alla diminuzione di posti di lavoro già in atto negli ultimi anni".

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