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Pontedera

Lo spreco del pane “reso” che finisce come un rifiuto

Lo spreco del pane “reso” che finisce come un rifiuto

Decine di chili di panini e pagnotte già confezionati buttati nell’immondizia per osservare la legge che vieta ai produttori di cederlo se è scaduto

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PERIGNANO. È una storia vecchia quello dello spreco del pane che resta invenduto. È la storia di chili e chili di pagnotte e panini, ritirati dagli addetti dei panifici, la mattina quando consegnano il pane fresco, e che poi finiscono nell’immondizia. Succede da varie parti. A Perignano vicino ad un panificio industriale “La Fenice”, chi lavora nella zona, si è reso conto che nei contenitori dell’organico che sono nelle disponibilità dell’azienda che dice di avere tra i propri clienti anche l’Asl, finiscono nell’immonidizia.

Uno spreco quotidiano. La prima volta che un passante ha gettato l’occhio nei contenitori è rimasto colpito da tanto sperpero. Un pugno nello stomaco in tempi di crisi. È quasi scontato chiedersi perché quel pane confezionato non venga dato ai poveri. Immediate anche altre domande: perché quel pane, considerato un rifiuto, non lo regalano alle mense della Caritas o della Misericordia? Perché lo vieta la legge. In particolare, la circolare del ministero della Salute del 20 marzo 2003 che impone al produttore di smaltire l'invenduto. È quanto ci spiega il titolare del panificio provando anche a fare presenti i problemi che comporta lo stoccaggio del pane che, come è facile immaginare, richiama topi e scarafaggi. «Non abbiamo altra scelta che quella di gettare il pane che ritiriamo ai nostri clienti. È un servizio che facciamo ma poi quel pane va trattato come un rifiuto. Quando è scaduto, in base alla data che c’è sulla confezione, non possiamo, per legge, nemmeno darlo ai canili. Non va bene né per gli animali e nemmeno per i poveri. So che sembra strano ma è così. Anzi, se qualcuno a questo punto ci aiutasse a risolvere il problema non sarebbe male». Quel pane, insomma, non può essere donato. Molti produttori hanno anche paura di denunciare quanto avviene, per non perdere quel cliente grosso che però li aiuta ad andare avanti con l’azienda.

È il caso delle stesse aziende che forniscono l’Asl o gli ospedali. Acquistano, per fare un esempio, grandi quantitativi di pane ogni giorno. E quello che non utilizzano lo restituiscono al fornitore che non lo riscuote e deve pensare a come smaltirlo. L’alternativa è venderlo in maniera illecita - e quindi in pochi se la sentono di rischiare - ad aziende agricole con allevamenti. «Noi in passato abbiamo provato ad aiutare un canile dove poi è stata l’Asl a fare un controllo - racconta il titolare del panificio La Fenice, che ha la sua sede legale a Cascina - e successivamente il controllo è stato esteso all’azienda. Non ce la siamo sentita di rischiare». Anche il sindaco di Casciana Terme Lari, Mirko Terreni, è stato informato della situazione e si è detto intenzionato a capire se attraverso le associazioni il pane potrà essere intercettato prima che diventi rifiuto. Poche settimane fa uno scarico di pane era stato segnalato vicino a San Gervasio ed era di un panificio di un’altra provincia.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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