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Le poesie postume del professore Vittorio Rossi
Evento culturale domani alle 17.30 nella biblioteca “Giovanni Gronchi” di Pontedera con la presentazione del volume “Poesie tra il serio e il faceto di un docente pontederese degli anni 1950-1960...
Evento culturale domani alle 17.30 nella biblioteca “Giovanni Gronchi” di Pontedera con la presentazione del volume “Poesie tra il serio e il faceto di un docente pontederese degli anni 1950-1960 (edizioni Tagete). Ne fu autore il professor Vittorio Rossi (nella foto) e sarà questa l’occasione per ricordarlo quale stimato docente di lettere alla scuola media “Curtatone e Montanara” di Pontedera, appunto, negli anni 50-60. Apprezzato dai suoi allievi per la passione civica e la bravura professionale, molte delle poesie sono dedicate alla città nella quale viveva e alle persone che la animarono in quegli anni. Interverranno alla presentazione Liviana Canovai, assessore alla Cultura del Comune di Pontedera, Cecilia Robustelli (autrice anche della prefazione), Michele Quirici, delle edizioni Tagete, Marco Rossi, figlio dell’autore, che, col fratello Fabio, ha voluto questa iniziativa in memoria del padre. Il professor Vittorio Rossi, originario di Vicchio, nel Mugello, studiò e si laureò in lettere a Firenze e fu quindi detenuto per la sua avversione alla Repubblica di Salò. Dopo la guerra insegnò a Fucecchio e, dal 1949, a Pontedera dove tenne la cattedra nella scuola media “Curtatone e Montanara” fino al 1970, con una breve interruzione allorché fu preside a Calcinaia. Furono quindi centinaia gli studenti pontederesi che durante i vent’anni della sua permanenza a Pontedera ne apprezzarono le doti di insegnante. Molte furono le persone con le quali stabili rapporti di fraterna amicizia, da Aldo Vespi a Dino Carlesi a Otello Cirri. Nel 1971 si trasferì a Pisa con la famiglia per ricoprire la cattedra di lettere della scuola media “Giosuè Carducci”, incarico che mantenne sino alla sua scomparsa avvenuta nel 1976.
La raccolta di poesie è impreziosita dall'introduzione di Cecilia Robustelli che ne sottolinea il "realismo", “l'intento argutamente dissacratorio" e la "vena intimistica".
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