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Dopo aver perso la casa dormono dove capita

Dopo aver perso la casa dormono dove capita

La storia di una coppia di Cascina che ha gestito un bar a San Frediano «Per due mesi abbiamo passato la notte sul vagone di un treno»

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CASCINA. Continua l'emergenza abitativa. Lui 53 anni e lei 47, cascinesi, lavoratori da sempre e genitori di due ragazzi. Da luglio dello scorso anno, dopo lo sfratto esecutivo, sono stati costretti a vivere per strada fino a quando non hanno trovato un alloggio temporaneo in casa di un amico, fuori città. Quando possono, tornano a Cascina per trascorrere del tempo con i due figli, ma più mesi passano e più la condizione dei due si fa insostenibile.

Ora chiedono che le istituzioni facciano qualcosa e li aiutino a rimettersi in piedi. E pensare che fino a pochi anni fa Anna (il nome è di fantasia, ndr) era proprietaria di un bar, mentre suo marito lavorava con il fratello in una ditta edile. Poi è arrivata la crisi, il mercato dell'edilizia è crollato e Anna ha dovuto cedere la propria attività per far fronte ai debiti e alle tasse. «Sì - racconta - perso il lavoro per un anno siamo riusciti a far fronte alle spese correnti con dei lavoretti, poi il proprietario di casa ha avviato la procedura si sfratto perché voleva riprendersi l'appartamento che ci aveva affittato». Per un anno quindi la coppia ha cercato senza esito un altro alloggio e seguita dai servizi sociali e dal comune di Cascina, è rimasta in attesa dello sfratto esecutivo arrivato il 3 luglio 2015. «Da quella data - continua Anna - abbiamo dovuto arrangiarci. Prima siamo stati ospiti del dormitorio di Pisa per venti giorni, poi ci siamo trasferiti a Livorno, dove abbiamo dormito per due mesi e mezzo circa sull'intercity: un vagone dormitorio in cui passano la notte ubriachi e senza tetto». La vita tra i diseredati non è semplice: «Spesso - spiega Anna - provavano a derubarci. Una notte sì e una no la polfer ci faceva scendere dal vagone e ci buttava per strada. Ogni giorno i vagoni tornavano su rotaia, quindi eravamo costretti a prendere tutta la nostra roba e a portarla sempre con noi». Finalmente i due trovano una sistemazione temporanea da un amico, mentre i figli si accasano dal nonno.

«Al momento - dice Anna - abbiamo da dormire, ma non sappiamo che fare. In questo ultimo anno abbiamo provato di tutto per evitare di rubare e di farci del male. Stiamo cercando un lavoro e una nuova casa, ma nella nostra condizione, senza una busta paga, non riusciremo di certo a trovarla». La coppia non ha più neppure la residenza e ora risulta come nulla tenente. «Abbiamo sempre lavorato - chiude Anna - e nell'anno in cui eravamo seguiti da servizi sociali e Comune, in attesa dello sfratto, abbiamo avuto garanzie di un aiuto. Siamo stati inseriti anche nelle liste dell'emergenza abitativa e ci sono state proposte delle piccole sovvenzioni per pagare la caparra di un possibile nuovo appartamento. Quel che ci chiediamo è: dopo i tre mesi come faremo a pagare l'affitto?».

Carlo Palotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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