Il Tirreno

Pontedera

Trovati idrocarburi dentro a un pozzo

di Sabrina Chiellini
Trovati idrocarburi dentro a un pozzo

Da bonificare anche alcuni terreni dopo il furto all’oleodotto

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. La notizia dell’ennesimo furto compiuto ai danni dell’oleodotto Eni, nella campagna tra Montecastello e La Rotta, era quasi passata inosservata. Ma ora l’allarme inquinamento accende di nuovo i riflettori su questo fatto.

Il furto e la conseguente manomissione dell’impianto che collega la raffineria di Livorno con la zona di Calenzano risalgono alla fine di novembre.

Il personale di Eni addetto alla sicurezza dell'impianto, che stava effettuando una serie di verifiche per capire quali sono i punti di maggiore debolezza dell'oleodotto, aveva scoperto, come avevamo scritto su questa cronaca, che la conduttura era stata attaccata dai ladri anche nella zona di Montecastello. Vennero subito informati i carabinieri che hanno effettuato un sopralluogo. Venne accertato che i malviventi - anche se non si è mai saputo quanto tempo prima - avevano aperto un foro nel “tubo” dove avevano applicato un rubinetto per prelevare il carburante. Secondo quanto era stato spiegato, il furto potrebbe essere avvenuto tra ottobre e novembre e il rubinetto potrebbe essere rimasto collegato alla conduttura causando uno sversamento. Eni si era riservata di dire cosa e quanto era stato rubato. L’oleodotto trasporta, in base alle esigenze dell’Eni, gasolio, benzina e olio minerale. Quali di questi sia responsabile dell’inquinamento del terreno e della falda acquifera non è ancora stato reso noto.

È certo però che, alcuni giorni dopo che era stato scoperto il furto, i tecnici incaricati da Eni hanno cominciato la bonifica dei terreni circostanti che è ancora in corso. Ma non è tutto. Il pozzo artesiano che era collegato ad un’abitazione è stato “contaminato”. Senza fornire agli interessati tante spiegazioni, Eni ha dapprima comunicato che non c’erano pericoli di inquinamento e il secondo momento, dopo che i cittadini avevano bussato invano all’Arpat, ha confermato la presenza di tracce di idrocarburi nell’acqua del pozzo “pescata” a 20 metri di profondità. Un bel pasticcio. Alla famiglia - la casa è di proprietà di un veterinario, il dottor Giovanni Giani - Eni ha fornito una cisterna da 10mila litri di acqua potabile.

Le conseguenze del furto all’oleodotto sono pesanti. C’è un piccolo appezzamento di terreno, adibito a orto, di proprietà di Lorenzo Mazzi, che è completamente inquinato. C’è il pozzo artesiano che non può essere utilizzato in quanto la falda acquifera è stata contaminata. Tutto questo non fa stare tranquilli i cittadini che sono in qualche modo interessati a problema.

In queste settimane, cioè da quando gli operai incaricati da Eni, stanno lavorando alla bonifica del terreno non risulta che il Comune sia stato informato del problema. I cittadini avevano provato a coinvolgere l’Arpat, come ha spiegato il dottor Giani, che però non è intervenuta delegando ogni verifica e attività di controllo alla gli stessi tecnici di Eni.

Ma è chiaro che il danno ambientale c’è stato e non deve essere stato cosa da poco. Un’operazione trasparenza potrebbe aiutare i cittadini a capire meglio il problema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa