Pochi i controlli per bloccare i vampiri di gasolio
PONTEDERA. Non è la prima volta che si scopre che l’oleodotto che collega gli impianti di Livorno a Calenzano non viene messo in sicurezza contro il rischio di furti. A volte i saccheggi dei ladri...
PONTEDERA. Non è la prima volta che si scopre che l’oleodotto che collega gli impianti di Livorno a Calenzano non viene messo in sicurezza contro il rischio di furti. A volte i saccheggi dei ladri sono stati scoperti con molti giorni di ritardo e questo ha comportato sversamenti importanti di carburante.
Il caso più eclatante, almeno in provincia di Pisa, avvenne a Latignano, al confine con Gello di Pontedera a dicembre 2014. Centinaia di litri di carburante fuoriuscirono da un foro praticato nell’oleodotto Livorno-Calenzano dell’Eni e si dispersero nel terreno tra l'area industriale di Gello a Pontedera e Latignano, nel Cascinese. Sull'episodio indagarono i carabinieri per accertare se il danno fosse stato provocato accidentalmente durante uno scavo nel terreno o se il buco fosse stato praticato per compiere un furto di gasolio. Erano mesi, come si scoprì dopo, che i ladri, incuranti delle conseguenze dal punto di vista dell’inquinamento, avevano escogitato un sistema per prelevare il gasolio senza pagare. I malviventi si erano bene organizzati e avevano trovato il modo per "mungere" il carburante dall'impianto dell’Eni. I prelievi venivano fatti mentre l’oleodotto era a bassa pressione, per poi chiudere l'apertura e coprirla addirittura con la terra per non far scoprire la falla nell'impianto. Un “giochino” forse ripetuto più volte.
I vigili del fuoco lavorarono più di un giorno per mettere in sicurezza l'impianto, una volta che era stato scoperto il buco.Nelle fasi iniziali l'intervento di ripristino era stato abbastanza problematico. Poi i carabinieri avevano sollecitato il sindaco a far intervenire gli operai comunali e la protezione civile in modo da fermare la fuoriuscita di gasolio il prima possibile. Sul posto erano arrivati anche gli operatori dell’Arpat e la Forestale. Il foro, comunque, fu definitivamente chiuso dopo quasi un giorno, anche se ormai la fuoriuscita di carburante, che non era tata scoperta subito, aveva creato danni ambientali. Tanto che gli uomini della Labromare lavorarono a lungo anche a Stagno nei pressi dello Scolmatore per evitare che il carburante sversato finisse nel mare.
Tra Montecastello e La Rotta - di cui parliamo nell’articolo sopra - il problema potrebbe essere stato sottovalutato. Eni si è fatta carico delle operazioni di bonifica. Ma nessuno sa dire per quanto tempo ci sia stato lo sversamento del carburante e quali reali conseguenze abbia avuto sull’ambiente circostante. Ora che la situazione è diventata pubblica non è escluso che altri enti cerchino di avere ulteriori informazioni a tutela della salute dei cittadini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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