Il Tirreno

Pontedera

Lo Stato chiede 114mila euro a un ex custode del cimitero

Castelfranco di Sotto: secondo la Procura della Corte dei Conti, il necroforo costringeva una ditta a dargli un loculo ogni dieci marmi installati

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CASTELFRANCO. Un loculo ogni dieci marmi piazzati nel cimitero. La percentuale era fissa. Secondo il tribunale, si trattava di una mazzetta. Che all’ex custode e becchino del cimitero comunale è costata una condanna in sede penale. Ora, però, Osvaldo Bachi da Calcinaia deve anche di risarcire lo Stato. E pagare quasi 114mila euro alla Guardia di Finanza.

Oggi la magistratura contabile porta in giudizio l’ex dipendente pubblico. Lo cita per danno erariale, accusandolo di aver tenuto un comportamento illecito non solo nei confronti della Sb Marmi, concessionaria di servizi al cimitero, ma anche di altre ditte e perfino di cittadini. Secondo la Procura della Corte dei Conti, Bachi avrebbe costretto i frequentatori del cimitero perfino ad acquistare i fiori al chiosco della moglie. Le accuse sono chiare: Bachi «abusando della sua qualità di incaricato del servizio pubblico, quale unico necroforo del cimitero di Castelfranco di Sotto, mediante comportamenti ostruzionistici diretti a impedire la regolare attività della ditta SB marmi, costringeva il titolare Roberto Baggiani a dargli un loculo di marmo ogni dieci marmi completi installati dalla sua ditta, procurandosi così un ingiusto guadagno».

Questa in sostanza è anche l’accusa che a Bachi era stata mossa dalla magistratura ordinaria e che aveva portato nel 2010 alla condanna da parte del tribunale di Pisa e, poi, alla conferma in Appello a settembre 2013, con una sentenza divenuta irrevocabile il 3 febbraio 2014. I fatti contestati risalgono, ormai, a molti anni fa. Alcuni addirittura anche a prima del 2000, come si legge nella sentenza di condanna a cui la Corte dei Conti rimanda nell’atto di citazione a giudizio. Dopo il 2000, il becchino è accusato di tentata concussione, ma ugualmente - osserva la magistratura contabile - dalla notizia di reato a suo carico «emerge un quadro inquietante sulle modalità di gestione del servizio pubblico a lui affidato, in un susseguirsi di testimonianze raccolte dai carabinieri tali da confermare una condotta volta a esercitare la propria funzione pubblica al fine di conseguire altri vantaggi economici attraverso somme di danaro, oggetti cimiteriali presi gratuitamente dalle ditte fornitrici, lastre di marmo da rivendere in occasione di funerali, fino a obbligare, con forme di ostruzionismo anche durante la funzione funebre, i fruitori del servizio ad acquistare addobbi floreali dalla moglie, titolare di una rivendita al dettaglio di fiori». In parole povere - riassume la Corte dei Corti - Bachi è sempre stato consapevole della propria condotta. E c’è stato perfino uno “spartiacque” nel suo comportamento, segnato dal maggio 2000: in questa data la SB marmi, infatti, vince la gara per la gestione dei servizi al cimitero. «Ma probabilmente il necroforo - sottolinea la Procura della Corte - già negli anni precedenti percepiva il “cosiddetto 10% dalla ditta”». Una percentuale che il figlio del vecchio titolare decide di continuare a pagare quando subentra al padre nel 1995 «pur di lavorare». In realtà Bachi nella memoria difensiva presentata alla Corte dei Conti sostiene che questo 10% sarebbe «il frutto di un accordo e non di una costrizione». La magistratura contabile non crede a questa versione. E considerati gli anni nei quali questo regime è andato avanti ora reclama la restituzione alla Guardia di Finanza di 113.896,70 euro. Salvo diversa decisione della Corte.

Ilaria Bonuccelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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