Sicurezza
«Cassa, comincino i vertici a fare sacrifici»
Vertenza per il contratto integrativo alla Cr Volterra: i sindacati scrivono al direttore generale
VOLTERRA. Nuove schermaglie tra sindacati e Cassa di Risparmio di Volterra dopo la rottura sul contratto integrativo aziendale. Le organizzazioni dei lavoratori hanno inviato una lettera aperta al direttore generale, Roberto Pepi, affermando che «il sindacato è da sempre pronto a contrattare in un contesto di legalità e di rispetto delle regole, ma non è disposto a farlo in una situazione fortemente condizionata dalla disapplicazione del contratto integrativo aziendale vigente e dall’imposizione di una normativa unilaterale illegittima, che, in quanto tale, non può assolutamente rappresentare una base di trattativa».
«Inoltre - si legge ancora nella lettera - ci preme sottolineare che noi sindacati, quali stakeholders, consideriamo obiettivo prioritario la salute della Cassa finalizzata al conseguimento del bene comune e non al mantenimento di privilegi per pochi; in tal senso rigettiamo le pubbliche affermazioni del presidente Manghetti secondo cui sarebbe deleterio togliere o ridurre i benefici riservati esclusivamente alla casta dei vertici aziendali. Confermiamo la nostra ferma intenzione di giungere alla definizione di un contratto non economicamente acquisitivo che coniughi l’esigenza aziendale di mantenere invariato il costo del personale con quella sindacale di non prevedere riduzioni dei salari e dei diritti dei lavoratori: se non sono richiesti sacrifici questo deve valere per tutti! Se invece le difficoltà del contesto di riferimento da lei, direttore, recentemente evidenziate richiedessero la necessità di pervenire ad un contenimento del costi, i risparmi dovrebbero essere individuati partendo da una riduzione dei bonus delle figure apicali o, quantomeno, distribuiti su tutto il personale in modo progressivo, in ragione della capacità reddituale di ciascun dipendente».
Secondo First Cisl, Fisac Cgil e Fabi, «in un contesto di difficoltà non è accettabile che si taglino diritti e retribuzioni della maggior parte dei dipendenti lasciando immodificati specifici istituti retributivi, elargiti a prescindere dal raggiungimento di quegli obiettivi di produttività a lei, direttore, tanto a cuore, appannaggio esclusivo del management. Così come risulta altrettanto deprecabile aver stipulato contratti di lavoro pluriennali a personale già pensionato».
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