Proteste
«Mio figlio è bravo e innocente»
Parla la madre del marocchino di Ponsacco accusato di istigazione alla jihad
PONSACCO. «Ho sempre avuto fiducia in mio figlio e so che un bravo ragazzo ed innocente».
Lo ha detto Malika Canal, la madre di Jalal El Hanaoui, il marocchino di 25 anni, residente a Ponsacco, accusato di avere istigato alla jihad con alcuni post sui suoi profili Facebook, al termine dell'udienza di ieri durante la quale le testimonianze della polizia postale sembrano avere delineato la fragilità del quadro accusatorio, suscitando talvolta anche il disappunto del presidente della corte d'assise, Pietro Murano. «I nostri avvocati sapranno dimostrare l'innocenza di Jalal», ha spiegato la donna. «In questi nove mesi di detenzione non sono mai andata a trovarlo in carcere. Non ce la faccio, starei troppo male. Preferisco vederlo qui, anche solo pochi minuti e di sfuggita. Noi con l'Isis non c'entriamo nulla e siamo i primi a condannare le loro azioni».
L'udienza di ieri prevedeva anche l'esame dell'imputato che invece stato rinviato al prossimo 15 aprile.
Il battibecco avvenuto in aula tra il pm Angela Pietroiusti e il presidente della corte d'assise ha evidenziato le debolezze delle accuse. Lo scontro c’è stato durante l'esame di un agente della polizia postale che riferiva su alcuni contatti telefonici tra l'imputato e utenze britanniche: «Non sappiamo chi ha chiamato e se questi contatti sono rilevanti», ha sbottato il giudice rimproverando il teste che non sapeva fornire indicazioni più dettagliate, e ricordando come in un processo penale occorrano le prove.
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