Attenzione
«La gioia di un figlio poi il licenziamento»
All’ex Salina presidio a sostegno delle due ex dipendenti
SALINE DI VOLTERRA. Hanno manifestato insieme ad alcuni loro ex compagni, sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni e operai che la Smith Bits ha escluso dalla fabbrica l'estate scorsa. Hanno ascoltato le parole arrabbiate di sindaci, amministratori e rappresentanti dei lavoratori. Hanno partecipato al presidio di blocco delle merci in entrata e in uscita alla Locatelli di Saline. Ma poi, dopo la mattina trascorsa davanti a quella che fino a mercoledì è stata l'azienda in cui hanno lavorato per anni, se ne sono tornate a casa con la morte nel cuore. Flavia Poli e Cristina Di Lucido sanno che il loro percorso non sarà per niente facile dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento cinque minuti prima della fine dell'orario di lavoro. Un foglio con poche righe, ma soprattutto con una decorrenza impietosa: «Ci è stato detto che dal giorno dopo non avremmo più fatto parte dell'azienda».
Flavia ha 32 anni, Cristina 40. La prima è di Lajatico, la seconda di Volterra. Entrambe sono madri ed è proprio questo splendido dono ad aver paradossalmente scatenato tutto questo putiferio. «Eravamo colleghe in amministrazione - racconta Flavia - e siamo rimaste in stato interessante nello stesso periodo, nel 2014. Abbiamo lavorato tutte e due fino all'ottavo mese di gravidanza. Poi siamo andate in maternità. Ad agosto abbiamo ricevuto la lettera dall’azienda in cui si diceva che l'amministrazione era stata trasferita a Bolgare, in provincia di Bergamo, dove Locatelli ha un’altra sede. Finita la maternità ordinaria volevamo rientrare, perché c'era una nuova proprietà e non volevamo incappare in problemi. Ma ci è stato detto di goderci i nostri figli e di usufruire anche di quella facoltativa».
Insomma, un lungo periodo lontane dal posto di lavoro dove cominciano, al contrario, i guai.
«Già, perché quando siamo rientrate, io a marzo e Cristina a maggio - dice ancora Poli - abbiamo ricevuto incarichi impiegatizi con sempre minori mansioni. Fino a essere relegate in un ufficio lontano dal resto della fabbrica. E dire che avevamo dato la disponibilità anche a svolgere lavori di produzione. Ma non c'è stato niente da fare. Mercoledì Marco Locatelli, il figlio di Giacomo, proprietario della fabbrica, ci ha consegnato le lettere dicendo "ambasciator non porta pena". E così siamo fuori. Sperando che non sia finita per noi».
La speranza delle due donne, ora, si chiama "pressione", quella che i sindacati hanno intenzione di mettere addosso alla ex Salina di Stato con forme di protesta che non fermino il ciclo continuo della produzione, ma creino comunque problemi alla proprietà. La stessa che il Comune di Volterra e quello di Pomarance, rappresentati ieri mattina al presidio dal sindaco Marco Buselli e dal consigliere Loriano Fidanzi, sperano che metta la Regione. Buselli ha già informato Firenze e adesso si aspetta la convocazione di Locatelli per un chiarimento davanti allo staff del presidente Enrico Rossi. Intanto dai consiglieri regionali del Pd (Nardini, Pieroni e Mazzeo) è giunta la solidarietà per le lavoratrici licenziate, annunciando un forte impegno della Regione e l'arrivo imminente della commissione Costa in Valdicecina. Così, mentre i sindacati hanno convocato per lunedì la Rsu, il Comune di Volterra risponde alla locale sezione del Pd che ha parlato di mancanza di strategie per il lavoro. «Gli errori del partito ci hanno consegnato una Salina disastrata», ha replicato Buselli.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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