Attenzione
La Piaggio e l’automotive trainano ma non basta
I sindacati confermano il buon momento di Continental Donati, Promec e e Asso Tuttavia sono soltanto pochi esempi positivi di un’economia ancora in rosso
PONTEDERA. Elettrometalmeccanica in provincia di Pisa significa le due grandi aziende presenti sul territorio, Piaggio e Continental. Quindi i settori delle due ruote e dell’automotive. La conferma che gli effetti di chi ha saputo muoversi bene sui mercati stanno cominciando a farsi sentire. Tutto bene, quindi? Mica tanto, perché chi mastica metalmeccanico dalla mattina alla sera dice di aspettare a trarre giudizi, perché servono più indizi per ottenere la prova che la ripresa è concreta. E perché nel resto dell’economia pisana le cose continuano ad andare male con prospettive in chiaroscuro anche per il 2016.
La meccanica va. «Il momento della meccanica è buono - dice Claudio Garzotto, segretario provinciale della Federazione italiana metalmeccanici (Fim) della sigla sindacale Cisl - perché dalla fine del 2015 all’inizio del 2016 i numeri indicano una ripresa inequivocabile. Resta il fatto che occorre attendere prima di poter cantare vittoria. Anche il 2014 ci aveva fatto ben sperare, poi il 2015 non ha rispettato le attese fino in fondo. Nel nostro territorio abbiamo esempi di aziende che stanno avendo un buon andamento, grazie a commesse provenienti dall’automotive e ad altre realtà produttive del settore due ruote. Penso alla Asso Werke, ma anche alla Mitsuba, anche se stanno facendo ricorso al contratto di solidarietà e hanno ridotto notevolmente il personale».
Due ruote e automotive ok. Un altra voce legata al metalmeccanico è quella di Stefano Benvenuti, sindacalista della Fiom Cgil: «Donati e Promec stanno andando bene e, in generale, ci sono segnali positivi, anche se timidi. Va detto che sono poche le aziende che ci fanno ben sperare, perché la situazione complessiva resta difficile. Certo è che se il 2016 dovesse proseguire com’è iniziato sarebbe un importante momento di svolta. Ma servono ancora molte conferme».
Scarpe in caduta libera. Anche perché alzando lo sguardo ad altri settori, i numeri sono davvero pessimi. Quello calzaturiero, per esempio, è un comparto in caduta da anni per colpa della crisi russa. «Il rublo svalutato e le tensioni in quell’area dell’Est Europa hanno ridotto ai minimi termini le esportazioni - dice Paolo Nacci, presidente del Consorzio calzaturieri/Toscana Manifatture - E il calo drastico non è stato compensato dalle vendite negli Stati Uniti che pensavamo potessero realizzarsi grazie al dollaro forte nei confronti dell’euro. La fine del 2015 è stata estremamente difficile, ma l’inizio del 2016 quanto meno non sta andando peggio. Un elemento che ci fa pensare a una frenata della crisi».
La concia vive alla giornata. Dici scarpe e pensi alla concia, da sempre settore trainante, ma oggi alle prese con il clima di tensione internazionale che, come dice il presidente di Assoconciatori, Franco Donati, «non invoglia certo ad acquistare prodotti di lusso come quelli in pelle. Il problema, però, sta nelle prospettive per il 2016 che, per adesso, sono simili a quelle che poi si sono verificate nel 2015. Le grandi firme della moda non fanno programmi come nel recente passato. Ora guardano quanto vendono le loro boutique e fanno piccoli ordinativi per il riassortimento. Si vive alla giornata. E questo non incoraggia certo la ripresa».
Un 2016 nero per il mobile. E se i conciatori non ridono, i mobilieri di Ponsacco e Perignano si aspettano una vera e propria tormenta per quest’anno. E tutto, manco a dirlo, dipende dalla crisi russa. «Molte aziende hanno chiuso i battenti in questi ultimi mesi - racconta Andrea Caponi, presidente del consorzio Ciac Export - e nel 2016 la situazione dovrebbe peggiorare. Nel 2014 il fatturato delle nostre aziende proveniente dalla Russia era pari al 70% del totale. L’anno scorso è sceso al 50%, ma è stato compensato da una crescita di Cina, Medio Oriente e Africa. Nel 2016 gli affari in Russia sono destinati letteralmente a crollare e le perdite non possono essere pareggiate dai mercati alternativi. L’unica speranza può arrivare dal Salone del Mobile di Milano in programma dal 12 aprile». Un appuntamento quasi da ultima spiaggia.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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