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Conciatori preoccupati per il “rosso” di Carismi

Conciatori preoccupati per il “rosso” di Carismi

San Miniato: allarme tra gli imprenditori e gli enti di categoria di pelle e cuoio Maccanti (Assoconcia): «Previsti incontri con le aziende per l’aumento di capitale»

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SAN MINIATO. Conciatori preoccupati e anche guardinghi rispetto alle pieghe che potrebbe prendere il caso della Cassa di risparmio di San Miniato dopo l’annuncio della perdita di 67,6 milioni nell’esercizio 2015. «C’è allarme è inutile negarlo - spiega il direttore dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno - perché si tratta della banca di riferimento del Comprensorio del cuoio e vedere conti così negativi non fa certo piacere». Anche perché dagli uffici di via IV Novembre a San Miniato, strada in cui si trova la sede centrale dell’istituto di credito, sono già partite richieste per incontri mirati con imprenditori conciari in vista dell’aumento di capitale fino a 55 milioni che il consiglio d’amministrazione proporrà all’assemblea straordinaria del 29 aprile.

«Proprio dopo la presentazione del bilancio 2015 alla stampa - prosegue Maccanti - c’è stato un incontro con i soci della Fondazione, tra cui sono presenti molti imprenditori. Ma c’è già stata la richiesta di riunioni con pochi, ma scelti rappresentanti di aziende». Una mossa ritenuta normale da parte di Alessandro Francioni della conceria San Lorenzo di Castelfranco di Sotto e vice presidente di Assoconciatori, uno dei personaggi più rappresentativi del Comprensorio: «È chiaro che la mancanza di liquidità porti la banca a rivolgersi a chi rappresenta da sempre il cuore della sua attività Il settore conciario è il riferimento per la Cassa di San Miniato e credo che gli ultimi sviluppi produrranno un riavvicinamento con il nostro comparto. Vedere conti di questo tipo, comunque, non fa certo piacere. La speranza è che continui a essere la banca di riferimento per il Comprensorio, anche se la presenza a Santa Croce di 29 banche diverse offre alle imprese una varietà di credito che non mette a rischio investimenti per le nostre aziende. D’altra parte sapere che la San Miniato ha 219 milioni tra sofferenze e crediti deteriorati non è una novità. Così come si sapeva che questo dato derivava in larga parte da prestiti destinati a operazioni nel settore immobiliare che, però, non sono andate a buon fine. Ma attenzione, i problemi in questo caso sono stati creati fuori dal nostro territorio con scelte sbagliate del management del passato».

Preoccupato anche Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola: «Il nostro ente è socio della Cassa di risparmio, ma fa impressione vedere questo genere di perdite. Approfondiremo l’analisi del bilancio alla prima occasione, ma l’importante p sapere che le prospettive sono comunque positive, vista l’intenzione di quotare la banca in Borsa». (a.q.)

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