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Pontedera

Il maxi furto di pellame era una bugia

Il maxi furto di pellame era una bugia

Denunciato imprenditore: falsa la scomparsa di materiale per 400mila euro alla Valpel

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SANTA CROCE. Aveva denunciato un furto di pellame del valore di oltre 400mila euro (anche se al momento del fatto l’imprenditore aveva parlato di un danno di 100mila euro) ma era una simulazione per intascare i soldi dell'assicurazione. È l'accusa che ha portato alla denuncia di un commerciante di 45 anni, originario di Fucecchio e residente a Castelfranco di Sotto, da parte dei carabinieri: simulazione di reato l'ipotesi di reato contestato a cui si aggiungerà la tentata truffa una volta che la compagnia assicurativa avrà formalizzato la querela nei confronti dell’uomo.

Fin dall’inizio i carabinieri avevano avuto molti dubbi sulla ricostruzione che del furto aveva fornito l’imprenditore. C’erano alcuni dettagli nel suo racconto che erano risultati poco credibili agli inquirenti, i quali da quel momento si erano messi al lavoro per cercare di capire cosa poteva nascondersi dietro a quel grosso furto, piuttosto anomalo nelle modalità, anche per il valore della refurtiva sparita in un solo colpo e con tanta facilità.

Dopo mesi di indagini, i carabinieri hanno ricostruito la vicenda scoprendo che quel furto denunciato il 7 gennaio, alla ripresa dell’attività dell’azienda conciaria, la Valpel, situata in via Sozzi nella vecchia zona industriale di Santa Croce, il più consistente di questo tipo negli ultimi anni, non c'era mai stato.

Non è stato un lavoro semplice quello degli inquirenti, stando a quanto ha spiegato il capitano Antonio Trombetta, comandante della compagnia dell’Arma di San Miniato. I sensori del sistema di allarme erano stati disattivati in una maniera poco convincente, non c’erano tracce dei camion che i ladri dovevano avere usato per trasportare tutto quel pellame. I militari della stazione di Santa Croce, dopo i primi dubbi sul racconto del commerciante, hanno messo a fuoco aspetti da cui erano emerse contraddizioni e inesattezze che li avevano insospettiti.

Le indagini hanno coinvolto anche un secondo imprenditore, la cui posizione è tuttora al vaglio dei carabinieri: avrebbe acquistato dal quarantacinquenne il quantitativo di pellame mai rubato. Il materiale è stato trasportato da una ditta di spedizioni che ha confermato di avere effettuato la consegna. Su questi elementi, però, sono in corso ulteriori indagini. È stato accertato che una parte del pellame denunciato come rubato in realtà è stato venduto a un commerciante ad una cifra nettamente inferiore al suo valore, stando alla fattura che è stata emessa quando le indagini dei carabinieri erano già a buon punto ed era evidente che qualcosa non tornava nella denuncia del grosso furto.

«Dal nostro punto di vista è importante che si sappia che, quando viene denunciato un furto, c’è sempre un’attività di indagine e di verifica per capire se si tratta di episodi concreti. E questo avviene in modo particolare quando poi ci sono in mezzo le assicurazioni e i risarcimenti dei danni. Per l’Arma sono aspetti importanti, funzionano anche come prevenzione di certi reati», tiene a chiarire Trombetta.

Aspetti questi da non sottovalutare in un periodo di crisi come quello che riguarda più settori dell’economia, compreso quello conciario. E negli ultimi tempi nel distretto sono avvenuti diversi furti, anche se di entità minore.

I carabinieri hanno quindi informato anche la compagnia assicurativa in quanto il danno denunciato, stando alle accuse, non è provato e non corrisponde alla situazione reale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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