Il dolore
Condannati per le rapine a mano armata
In tre avevano dato l’assalto a una sala slot e a un vivaio di piante picchiando la titolare
CASCINA. Dopo gli arresti effettuati il 23 giugno scorso, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pisa, uno dei quali eseguito in Francia con un provvedimento di cattura internazionale, sono arrivate le prime condanne per i componenti di una banda criminale specializzata in assalti a mano armata ai danni di sale slot ed esercizi commerciali.
È la rapida conclusione di un’indagine complessa, diretta dal Pubblico ministero della Procura di Pisa, Giancarlo Dominijanni, e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo pisano, che ha fatto piena luce sulle rapine commesse il 13 e 14 aprile 2015, rispettivamente ai danni dell’azienda vivaistica La Verde Oasi di Santa Maria a Monte, con bottino di euro 150, e la sala slot “Terry Bell” di Perignano di Lari, con bottino di circa 6mila euro e che aveva visto coinvolti, a vario titolo, il 21enne Giovanni Pennacchio, attualmente latitante dopo che è evaso dai domiciliari a Santa Maria a Monte, il 27enne Salvatore Cilino di Buti e il 26enne Emanuele Mauceri, residente in Valdera. Sei anni di reclusione inflitti a Pennacchio, quattro invece gli anni inflitti al Cilino, 1400 euro di multa al primo, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, 12000 euro di multa al secondo oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare: sono i numeri del provvedimento sanzionatorio firmato dal Gip Elsa Iadaresta che ha tenuto conto anche dello sconto di pena di un terzo imposto dalla scelta del rito abbreviato. Il terzo imputato, invece, ha scelto il rito ordinario in corso di celebrazione.
Drammatiche le sequenze raccontate dalle vittime delle rapine: nella sala da gioco Terry Bell di Perignano, era la stata la giovane dipendente a vedersi puntata la pistola e costretta a consegnare l’incasso, mentre nell’azienda vivaistica La Verde Oasi di Montecalvoli era stata la proprietaria ad essere minacciata di morte con la pistola puntata alla testa per l’esiguità dell’incasso. I colpi erano studiati nei minimi dettagli, curando tutte la fasi: dal sopralluogo, effettuato entro i due giorni precedenti il colpo, con un mezzo “pulito”, attraverso il quale si verificavano le vie d’accesso e le fasce orarie ritenute più idonee ad evitare le criticità del traffico; alla fase “operativa”, effettuata mediante l’approntamento delle armi, che venivano consegnate solo pochi attimi prima del compimento dell’azione, l’irruzione nell’esercizio pistole in pugno, la predisposizione di luoghi ove cambiarsi l’abbigliamento per eludere le ricerche o i controlli delle forze dell'ordine. I dettagli così raccolti venivano poi diramati tra i correi, con linguaggio criptico, nella chat del videogioco di guerra Black Ops, che ha dato il nome all’indagine, prodotto per le console Playstation Sony e Xbox Microsoft, cui erano dediti i tre arrestati prima di compiere le rapine. L’idolo degli arrestati era il boss Totò Riina ed erano soliti salutarsi in chat con l’intercalare “Chi tradisce è un infame”, postando anche la foto del “capo dei capi”.
Rocambolesca fu la cattura del ricercato Cilino, avvenuta anche con la cooperazione delle polizia belga e francese, localizzato grazie alle intercettazioni delle utenze internazionali in Belgio.
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