Il Tirreno

Pontedera

IL COMMENTO

Col disinteresse viene offesa anche la storia

di SERGIO BRACCINI

Un edificio-simbolo e uno snodo viario con annessa area (teoricamente) verde, uniti dallo stesso, triste, destino. E dall’identico "disamore" da parte di chi, invece, avrebbe il dovere di prendersene cura

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PONTEDERA. Un edificio-simbolo e uno snodo viario con annessa area (teoricamente) verde, uniti dallo stesso, triste, destino. E dall’identico "disamore" da parte di chi, invece, avrebbe il dovere di prendersene cura, come un buon padre di famiglia è chiamato a fare coi suoi figli e con il proprio patrimonio.

La ferita che fa più male è senza dubbio quella inferta dai vandali - la cui opera era a dir vero tutt’altro che imprevedibile - a Villa Crastan, ex sede della biblioteca comunale, bellissimo immobile in stile neorinascimentale situato nel centro di Pontedera e progettato ai primi del Novecento dall’architetto Agenore Arrighi per conto di Manlio Crastan, fratello di Luzio. I due, trasferitisi nella seconda metà del XIX secolo in Italia dalla Svizzera, scelsero la futura città della Vespa per stabilirsi e impiantare la fabbrica di surrogati del caffè, attiva ancora oggi.

Quella bella palazzina, dal 1966 di proprietà del Comune, con annesso giardino ricco di preziosi tesori ornamentali, scenario preferito per i primi baci da intere generazioni di pontederesi, è adesso in completo abbandono. Le foto parlano da sole. Infissi sfondati. Sporcizia e caos ovunque. I locali al suo interno sono diventati un accogliente ritrovo per bivacchi notturni di sbandati e senzatetto; teatro di miseri festini a base di alcol e droghe. Con buona pace dei tanto sbandierati «progetti di recupero» periodicamente annunciati da sindaco e assessori, sempre pronti a dire «faremo, realizzeremo» ma mai ad assumersi la responsabilità di quanto, di brutto - ahinoi - è già successo. Ed è pietosamente e tristemente sotto gli occhi di tutti (gli altri).

Stesso discorso, anche se il contesto è diverso, per l’area nei pressi dell’ex passaggio a livello di La Rotta. Degrado assoluto, rifiuti ovunque, vecchi semafori accatastati, un sottopasso cronicamente allagato e inagibile. Sicurezza del tutto assente: c’è addirittura un cancelletto spalancato per l’accesso facilitato... ai binari. Un mix d’incuria e scarsa igiene che regna in un potenziale polmone verde, invece colpevolmente abbandonato a un malinconico oblio. Da un padre di famiglia a dir poco distratto.

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