Il Tirreno

Pontedera

Chiusi nell’osteria dopo la strage

Fabio Panchetti di San Miniato racconta i momenti successivi all’attentato alla metro a Bruxelles

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SAN MINIATO. I primi post su Facebook Fabio Panchetti li ha pubblicati a distanza di pochi minuti dall'attentato alla metro di Bruxelles. Un modo facile per comunicare al resto del mondo, a cominciare dalla famiglia a San Miniato, che lui e i due figli, oltre a chi lavora nell'osteria che il sanminatese gestisce, stanno bene. L'osteria si trova infatti a circa 150 metri dal luogo della metropolitana che è stata al centro di uno degli attacchi terroristici.

Fabio Panchetti e Barbara Langone da due anni gestiscono un ristorante con prodotti rigorosamente Made in Tuscany. L'attività dei Panchetti si trova vicino a stazione di Maelbeek. «Siamo arrivati come tutte le mattine alle 9 in Avenue Livingstone per aprire la nostra osteria e abbiamo visto una persona a terra sanguinante. Poco dopo ci siamo resi conto, ero insieme a mia figlia, che stava venendo verso di noi un fiume di persone e dopo abbiamo capito cosa era successo. Stavano fuggendo dopo l'attentato. Dalla fermata della metropolitana usciva fumo e le persone correvano in direzione opposta alla nostra».

È la testimonianza di Fabio Panchetti, che abbiamo raggiunto al telefono la mattina del 22 marzo. Panchetti insieme alla moglie e ai due figli vive e lavora a pochi metri di distanza dalla stazione di Maalbeek. «Ci siamo rifugiati nel ristorante e non siamo più usciti. Dobbiamo tenere le finestre chiuse. E' difficile dire che cosa proviamo: una grande preoccupazione oltre al dolore per tante morti. Siamo in attesa di ricevere indicazioni dalle autorità per sapere cosa fare». Nell'osteria lavorano anche Miranda Lio, Camilla e Giacomo Panchetti tutti di San Miniato e Marco Barni di Prato. «Stiamo bene ma siamo molto preoccupati. Finora nella zona europea, dove siamo noi, non c'era mai stata una grande paura o la sensazione che potesse capitare niente del genere. Ma ora sarà tutto diverso».

«Qui sembra di essere in guerra, abbiamo sentito un'esplosione forte mezz’ora fa, ci hanno detto che hanno fatto esplodere un'auto sospetta», ha poi raccontato nel pomeriggio. «Stamattina (ieri per chi legge, ndr) siamo andati al lavoro subito dopo aver ascoltato degli attentati all'aeroporto, Non potevamo immaginare quello che poi è successo».

Da quel momento è iniziata una lunga giornata. «Non siamo più usciti, non ci hanno fatto aprire nemmeno le finestre. Volevamo offrire un caffè ai poliziotti ma non ci hanno permesso di fare neanche questo». (s.c.)

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