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Bimba annegata primi risarcimenti

Bimba annegata primi risarcimenti

PISA. Slitta a settembre il processo sulla morte di Rachele Medda, la bimba di 5 anni annegata nella piscina comunale il pomeriggio del 28 agosto 2013. Un impedimento del giudice Pietro Murano ha...

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PISA. Slitta a settembre il processo sulla morte di Rachele Medda, la bimba di 5 anni annegata nella piscina comunale il pomeriggio del 28 agosto 2013.

Un impedimento del giudice Pietro Murano ha posticipato il dibattimento vero e proprio dopo il rinvio a giudizio delle due istruttrici con l’accusa di omicidio colposo in concorso per non aver vigilato durante la lezione con i bimbi in acqua: Elena Bini, 27 anni e Debora Ramalli, di 47, entrambi residenti a Pisa. Se sul fronte penale i tempi della sentenza si allungano, l’aspetto civilistico innescato dalla tragedia è stato definito con La Italiana Assicurazioni, compagnia della Canottieri Arno che gestisce la piscina, che ha risarcito i genitori della bimba liquidando oltre un milione di euro. Un capitolo sempre doloroso quando si tratta di monetizzare la perdita di una vita, ma che diventa straziante quando il danno da qualificare riguarda una piccina di appena 5 anni. È un passaggio che, tra l’altro, anticipa il venir meno della presenza nel processo a livello di responsabilità civile di sei degli otto membri del consiglio direttivo della società sportiva in carica nell’agosto 2013.

Nelle intenzioni del giudice Murano c’è la volontà di concludere il processo (Ramalli è assistita dall'avvocato Andrea Di Giuliomaria e Bini dal legale Anna Francini) con una sola udienza. Il pm Sisto Restuccia ha chiesto di sentire 8 testi e di produrre in aula il video, cruciale per l'accusa, nel quale si vede la bambina di 5 anni andare sott'acqua, sbracciarsi restando poi a fondo. Una sequenza di angosciosa impotenza lunga diversi minuti che i genitori della piccola vittima, gli psichiatri Pierpaolo Medda, originario di Cagliari, in servizio all'Aoup e Cristiana Manzi, originaria di Montecalvoli, libero professionista, non hanno mai voluto vedere. Si sono costituite parti civili con l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Oltre al video uno degli elementi in mano alla Procura è la consulenza affidata al medico legale: la bimba morì per annegamento. Nessun malore dovuto a patologie congenite, né precedente al momento in cui la bambina finì sotto il livello dell'acqua rimanendoci fino all'epilogo fatale. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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